Spagna al voto prima del previsto: Sánchez cerca una nuova maggioranza
Il premier porta il Paese alle urne il 29 novembre dopo la crisi sui provvedimenti per la casa e mesi di difficoltà nel tenere insieme la coalizione parlamentare.
La bocciatura dei provvedimenti sulla casa ha fatto saltare gli ultimi equilibri del governo spagnolo. Pedro Sánchez ha quindi scelto di interrompere la legislatura con nove mesi di anticipo e di convocare le elezioni politiche per il 29 novembre, puntando a ottenere dai cittadini una maggioranza più ampia.
La decisione è stata comunicata domenica a re Felipe VI, dopo una serie di colloqui con ministri, dirigenti del PSOE e rappresentanti delle forze che avevano sostenuto l’esecutivo. Sánchez aveva più volte indicato il 2027 come anno del voto, ma la sconfitta parlamentare di venerdì ha accelerato il percorso verso le urne.
La crisi è esplosa sulla casa
Il Congresso ha respinto due decreti elaborati dal governo per rispondere alle proteste legate all’emergenza abitativa. Contro le misure hanno votato PP, Vox e Junts, il partito indipendentista catalano che in precedenza era stato decisivo per permettere a Sánchez di ottenere l’investitura.
Il tema era diventato ancora più sensibile dopo lo sfratto, a Madrid, di Maricarmen Abascal, 87 anni. L’episodio aveva alimentato manifestazioni in varie città e spinto l’esecutivo a presentare nuovi interventi, la cui bocciatura ha però confermato l’assenza di una base parlamentare stabile.
Il governo prepara lo scioglimento
Sánchez ha convocato per oggi una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri. L’esecutivo dovrà approvare il decreto che scioglie le Cortes Generales e fissa formalmente la consultazione; la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dello Stato è attesa domani. Da quel momento partirà il periodo di 54 giorni previsto dalla legge prima della votazione.
L’annuncio pubblico è arrivato dalla Moncloa con una dichiarazione istituzionale, senza domande da parte dei giornalisti. Il premier ha ammesso che il suo governo non ha portato a termine ogni obiettivo e ha indicato nei servizi pubblici, nelle disuguaglianze e nell’accesso alle abitazioni le principali questioni ancora aperte. «Per fare di più, dobbiamo rinnovare e ampliare il sostegno dei cittadini», ha affermato, chiedendo una maggioranza progressista più consistente.
Sondaggi favorevoli alla destra
La fragilità dei numeri era emersa anche su altri dossier. Durante l’attuale legislatura non sono stati approvati nuovi bilanci statali e, con l’allontanamento progressivo di Junts, anche la presentazione di una nuova legge finanziaria appariva sempre più incerta.
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Il quadro demoscopico rende la sfida particolarmente difficile per il campo progressista. Una rilevazione Sigma Dos, realizzata tra il 22 settembre e il primo ottobre, assegna al PSOE il 25,6 per cento e 103 seggi; il PP è stimato al 32,6 per cento, mentre Vox raggiunge il 18,3. Insieme, i due partiti di destra arriverebbero a 203 deputati, contro i 176 necessari per la maggioranza assoluta. Il sondaggio è precedente alla bocciatura dei decreti e non considera quindi le possibili conseguenze degli ultimi eventi.
La sfida tra blocchi
Alla sinistra del PSOE pesa anche l’incertezza interna. Sumar si presenta con un consenso inferiore a quello del 2023 e senza una leadership definita; inoltre, Podemos potrebbe concorrere autonomamente. Nella rilevazione, le due formazioni considerate separatamente raccolgono complessivamente il 9,9 per cento dei voti e 11 seggi.
Sánchez ha impostato il voto come una scelta tra la continuità delle sue politiche e un esecutivo formato da PP e Vox. Ha evocato il rischio che la Spagna segua «quell’onda di estrema destra che fa arretrare i paesi in cui governa», contrapponendole un modello fondato su apertura, giustizia sociale e responsabilità ambientale. Il premier ha inoltre rivendicato la crescita economica, maggiori risorse alle comunità autonome, gli interventi sul welfare, lo sviluppo delle rinnovabili e il sostegno a Ucraina, Unione Europea e Nazioni Unite.
Il PP ha reagito all’annuncio con una sola parola: «finalmente». Isabel Díaz Ayuso, presidente della Comunità di Madrid, ha sostenuto che Sánchez abbia deciso di lasciare perché «non ce la fa più» e non dispone più dei voti necessari per restare al governo. Il partito punta a trasformare il vantaggio dei sondaggi in una maggioranza, mentre Vox mira a rafforzare il proprio ruolo nel fronte conservatore.
Il precedente del 2023
La campagna si aprirà in condizioni diverse da quelle delle ultime politiche. Nel 2023 il PP era arrivato primo, ma il PSOE aveva mantenuto il governo grazie a un accordo parlamentare complesso, nel quale rientrava anche Junts. L’intesa con la formazione catalana aveva accompagnato l’investitura di Sánchez e comprendeva, tra gli altri punti, la legge di amnistia per le persone coinvolte nel processo indipendentista catalano del 2017.
Ora il premier dovrà provare a riattivare il voto progressista, compreso quello degli elettori allontanatisi dal PSOE o vicini all’astensione. Una mobilitazione analoga, nel 2023, aveva impedito a PP e Vox di conquistare la maggioranza assoluta nonostante l’affermazione del Partito Popolare.
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