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Taiwan, guerre e nuove alleanze: Roma prova a leggere il futuro

Dal confronto tra Washington e Pechino ai conflitti in Medio Oriente, il Festival della Diplomazia riunirà a Roma esperti e istituzioni per discutere gli equilibri globali.

Taiwan resta uno dei nodi più delicati nei rapporti tra Stati Uniti, Cina ed Europa: il tema sarà affrontato il 26 ottobre con Stefano Pelaggi, Axel Berkofsky e Lorenzo Termine. Due giorni dopo, all’Università Roma Tre, si discuterà dell’espansione cinese e degli effetti sui futuri assetti regionali e internazionali, anche alla luce della cosiddetta trappola di Tucidide.

A Roma si parlerà anche di come costruire relazioni più solide tra Europa e Asia orientale. L’appuntamento del 22 ottobre, ospitato dall’Ambasciata cinese, coinvolgerà l’ambasciatrice Hou Yue, Giovanni Tria, Ettore Francesco Sequi, Luigi Gambardella e Francesco Sisci. Al centro ci saranno scambi commerciali, infrastrutture e tecnologie, sempre più condizionati dalla rivalità geopolitica.

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Pechino e Washington al centro

Il confronto sulle potenze asiatiche sarà una delle direttrici della manifestazione. Il 26 ottobre è attesa Theresa P. Lazaro, segretaria agli Affari esteri delle Filippine, per un incontro dedicato alla prospettiva dell’Asean e alla presidenza filippina dell’organizzazione.

Il 29 ottobre, invece, sarà esaminato il lungo rapporto tra Italia e Giappone, giunto al traguardo dei 160 anni. All’incontro parteciperanno l’ambasciatrice Hikariko Ono, rappresentanti della Farnesina e esponenti dell’industria italiana.


Roma diventa laboratorio diplomatico

La XVII edizione del Festival della Diplomazia si svolgerà nella capitale dal 22 al 30 ottobre. Sono previsti 130 appuntamenti in 38 luoghi diversi, tra sedi diplomatiche, atenei, istituzioni e centri di ricerca, in un momento segnato da alleanze mobili, conflitti e innovazioni tecnologiche capaci di modificare gli strumenti del potere.

Il tema scelto, tradotto in italiano come “Che cosa viene dopo? Correre sul filo”, richiama l’incertezza che accompagna la guerra in Ucraina, le tensioni mediorientali, la competizione tra Stati Uniti e Cina e le minacce ibride rivolte alle democrazie. L’obiettivo sarà discutere gli scenari possibili mentre vengono contestate regole e organizzazioni costruite negli ultimi decenni.

Giampiero Massolo, alla guida del Comitato scientifico, ha presentato l’iniziativa il 14 ottobre al Centro Studi Americani. Secondo l’ambasciatore, il sistema internazionale sta attraversando mutamenti che fino a poco tempo fa apparivano impensabili: “Il perno del mondo liberale rischia di trasformarsi in una forza destabilizzante”.

Massolo ha inoltre chiarito che il Festival non intende offrire soluzioni immediate, ma favorire una maggiore consapevolezza. Roma, ha sottolineato, possiede una particolare densità diplomatica, grazie alla presenza delle ambasciate, della Santa Sede e delle organizzazioni multilaterali impegnate in attività di cooperazione e soccorso.


Sicurezza europea e guerra informativa

Nato nel 2010, il Festival è diventato un punto di incontro tra diplomazia, università, imprese e società civile. Giorgio Bartolomucci, segretario generale, ha descritto la rassegna come uno spazio di dialogo tra istituzioni e mondo scientifico in una fase segnata da instabilità, conflitti e indebolimento dei tradizionali meccanismi di collaborazione.

Tra gli argomenti più rilevanti figurano la guerra ibrida, la sicurezza e il futuro dell’Europa. Carlo Corazza, responsabile dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, ha richiamato il lavoro parlamentare sullo “Scudo per la democrazia” e ha denunciato le operazioni di ingerenza e destabilizzazione attribuite ai regimi autoritari, con particolare riferimento alla Russia.

Secondo Corazza, il conflitto ucraino si combatte anche sul terreno della percezione pubblica: le operazioni di influenza mirano a modificare l’opinione dei cittadini occidentali e a ridurre il sostegno politico a Kiev. La sua indicazione è netta: “Non c’è un piano B al rafforzare l’Unione Europea”.

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Il 23 ottobre, alla Luiss, il confronto intitolato “Il campo di battaglia cognitivo: informazione, potere e limiti delle regole dell’Unione Europea” riunirà Camille Grenier, Marco Ferrara, comandante del 28° Reggimento “Pavia”, e il giurista Maurizio Mensi. Il rapporto tra sicurezza, informazione e norme europee sarà il fulcro della discussione.


Allargamento, democrazia e Medio Oriente

Il 26 ottobre sarà presentata l’esperienza dell’Estonia nel contrasto alle interferenze straniere, con un appuntamento dedicato all’identificazione pubblica dei responsabili e al suo possibile valore difensivo. Sono attesi l’ambasciatore estone Lauri Bambus e Holger Roonemaa, responsabile dell’area investigativa di Delfi Estonia.

Il giorno successivo si affronterà la capacità delle società europee di resistere alle crisi. Il 30 ottobre, invece, il confronto su Stato di diritto e lotta alla corruzione comprenderà anche il tema della conquista delle istituzioni da parte di interessi politici ed economici.

L’espansione dell’Unione Europea sarà discussa il 27 ottobre con Thomas Bagger, Elena Clemente della Farnesina, Elena Grech della Rappresentanza della Commissione europea in Italia e Ferdinando Nelli Feroci. Gli appuntamenti conclusivi del 30 ottobre saranno dedicati all’Ucraina e al suo legame con il progetto europeo, oltre che alla domanda “Un futuro senza NATO?”, con Alessandro Minuto Rizzo e Roberto Menotti.

Il programma si occuperà anche della sicurezza mediorientale. Il 26 ottobre Luca Giansanti, Karim Mezran, Valeria Talbot e Ugo Tramballi discuteranno dei possibili assetti della regione; il 29 ottobre diplomatici e studiosi, tra cui l’ambasciatrice libanese Carla Jazzar, proveranno a delineare le future mappe geopolitiche dell’area.


Religioni, Caucaso e nuovi equilibri

Il 22 ottobre l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede ospiterà un colloquio tra Giampiero Massolo e il cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese orientali. A moderare l’incontro sarà Massimo Franco.

Il 28 ottobre, alla vigilia dell’appuntamento dedicato alle possibili configurazioni della regione, si discuterà del rapporto tra fedi religiose e conflitti con Pasquale Ferrara, Vincenzo Buonomo e l’imam Yahya Pallavicini. Il 29 ottobre, alla Lumsa, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, parlerà del legame tra religione, diplomazia e pace nei Luoghi Santi.

Uno spazio sarà riservato anche al Caucaso, dove le relazioni tra Armenia e Azerbaigian si intrecciano con gli interessi delle potenze vicine e con la contesa sulle vie commerciali. Il 26 ottobre, al Centro Studi Americani, gli ambasciatori di Armenia, Azerbaigian e Georgia si confronteranno su pace, collaborazione e collegamenti regionali.

Il Festival si chiude in un quadro internazionale nel quale anche le catene di approvvigionamento sono diventate leve della competizione strategica. La discussione romana toccherà così conflitti, alleanze, istituzioni e infrastrutture, seguendo le trasformazioni che stanno ridisegnando gli equilibri globali.

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