Taiwan alza la guardia: 29 jet cinesi e 15 navi in 24 ore
Taipei ha attivato aerei, mezzi navali e difese missilistiche dopo una nuova operazione cinese nello Stretto
La pressione militare cinese attorno a Taiwan continua a crescere: nelle ultime 24 ore Taipei ha individuato 29 velivoli, sei navi della Marina e nove imbarcazioni governative provenienti dalla Cina. La risposta dell’isola ha coinvolto mezzi aerei, unità navali e sistemi missilistici dislocati lungo la costa.
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Soltanto dall’inizio di ottobre, le autorità taiwanesi hanno registrato 163 aerei militari e 252 unità navali cinesi nelle acque e nello spazio aereo circostanti. I numeri comprendono sia le attività più recenti sia le precedenti incursioni segnalate da Taipei.
La nuova operazione si è sviluppata in diverse aree intorno all’isola. Secondo il ministero della Difesa di Taiwan, 23 dei 29 velivoli hanno superato la linea mediana dello Stretto, una separazione non riconosciuta ufficialmente da Pechino, dirigendosi verso le aree di identificazione della difesa aerea settentrionale, centrale, sud-occidentale e orientale.
Taipei risponde con missili e navi
Di fronte all’avvicinamento dei mezzi cinesi, Taiwan ha fatto decollare i propri aerei e ha inviato unità navali per monitorare i movimenti. Il ministero della Difesa ha inoltre riferito dell’attivazione dei sistemi missilistici costieri, mantenuti in allerta durante l’operazione.
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La presenza complessiva rilevata nelle ultime 24 ore comprende anche nove imbarcazioni governative cinesi, oltre alle sei navi militari. Taipei segue queste attività attraverso un dispositivo di sorveglianza che combina rilevamenti aerei, navali e terrestri.
La strategia della pressione continua
Pechino considera Taiwan una parte del proprio territorio e conduce con frequenza quotidiana missioni nello Stretto per ribadire questa posizione. Le operazioni coinvolgono velivoli militari, navi della Marina e mezzi appartenenti ad altri apparati statali.
Taipei interpreta questo modello come una strategia di pressione nella cosiddetta zona grigia. Si tratta di iniziative pensate per ottenere risultati politici e militari senza arrivare a un conflitto aperto né a un impiego diretto e su larga scala delle forze armate.
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