Svezia, Nuvaxovid scelto per la campagna anti-Covid
La gara per il 2027/2028 ha premiato il vaccino proteico, ma non emergono accuse sanitarie contro l’mRNA
La Svezia non ha vietato né ritirato i vaccini a mRNA per presunti rischi gravi. Per la campagna anti-Covid 2027/2028 il Paese ha acquistato soltanto Nuvaxovid, prodotto proteico di Sanofi.
Nessuna fonte istituzionale o scientifica svedese collega questa scelta a problemi di sicurezza della tecnologia a mRNA. La decisione riguarda un approvvigionamento nazionale e non equivale a un bando dei vaccini già utilizzati.
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La scelta per il 2027/2028
Secondo le informazioni disponibili, Nuvaxovid sarà destinato alle persone dai 12 anni in su. Il prodotto è stato selezionato attraverso una procedura gestita da Adda per conto delle regioni svedesi, la prima gara nazionale autonoma del Paese dopo gli acquisti effettuati tramite gli accordi europei durante la pandemia.
Sanofi ha comunicato il risultato il 21 aprile 2026, presentando la Svezia come il primo Paese ad avere acquistato esclusivamente un vaccino basato sulle proteine. La testata svedese Läkemedelsvärlden ha confermato che, per la stagione indicata, non risultano altri vaccini anti-Covid inclusi nell’acquisto nazionale.
Come funziona Nuvaxovid
Nuvaxovid non appartiene alla categoria dei vaccini a mRNA. Contiene invece una versione della proteina spike di SARS-CoV-2, ottenuta tramite tecnologia del DNA ricombinante in cellule di insetto, insieme all’adiuvante Matrix-M ricavato dalla Quillaja saponaria.
Il principio è quindi diverso: la componente virale viene somministrata già preparata, così da stimolare la risposta immunitaria. Nei vaccini a mRNA, invece, le cellule ricevono le istruzioni per produrre temporaneamente la proteina spike.
Le cautele sul prodotto scelto
Le fonti svedesi citano una precauzione sanitaria riferita proprio a Nuvaxovid. Folkhälsomyndigheten, l’autorità sanitaria nazionale, ne sconsiglia l’impiego sotto i 30 anni per il possibile rischio di miocardite e pericardite.
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Ulrika Marking, infettivologa dell’agenzia, ha spiegato che il sospetto appare oggi meno rilevante rispetto al passato e che la raccomandazione dovrebbe essere aggiornata. L’utilizzo esteso delle dosi acquistate non è previsto prima dell’autunno 2027.
Da dove nasce la ricostruzione errata
La versione secondo cui la Svezia avrebbe rinunciato all’mRNA per «gravi preoccupazioni per la salute» è stata rilanciata da The People’s Voice e da diversi account italiani. Il contenuto deriva da un articolo olandese legato allo Stichting Artsen Collectief, gruppo che si presenta come formato da medici e che viene descritto come contrario ai vaccini dall’immunologo Marc Veldhoen.
Veldhoen ha rilevato che la vicenda trasformava una scelta commerciale e organizzativa in una presunta bocciatura scientifica dei vaccini a mRNA. Ha inoltre segnalato un’incongruenza: l’articolo citava VidPrevtyn Beta, mentre Sanofi indicava Nuvaxovid. Per VidPrevtyn Beta, la scheda dell’Agenzia europea per i medicinali riporta il ritiro dell’autorizzazione.
Le prove citate dai rilanci
Tra i materiali richiamati dal gruppo olandese compare una rassegna firmata anche da Harald Walach, già autore di lavori contestati o ritirati su vaccini anti-Covid, contaminazioni di DNA e mascherine. Il curriculum degli autori, tuttavia, non basta da solo a valutare una pubblicazione.
Secondo Veldhoen, la rassegna presenta ipotesi biologiche plausibili e casi clinici isolati come prova di danni generalizzati, senza dare il giusto peso ai grandi studi epidemiologici. «L’affidabilità scientifica non è determinata dalle pagine utilizzate o dal numero di citazioni», ha osservato l’immunologo.
Il dato verificabile resta dunque la gara per la stagione 2027/2028: la Svezia ha scelto un solo vaccino, Nuvaxovid, e non ha acquistato prodotti a mRNA. Non risulta invece alcun provvedimento del governo o delle autorità sanitarie svedesi per vietare questi ultimi.
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