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Attualità 3 min di lettura50 min fa

Agnese Di Sarli, divorzio dopo 13 anni: chiede nuove norme

L’infermiera salernitana ha scritto a Meloni e Nordio dopo il matrimonio con un uomo accusato di truffa

Agnese Di Sarli ha ottenuto il divorzio nel 2024, tredici anni dopo il matrimonio con un uomo che si fingeva questore.

La donna oggi si definisce «diversa, libera» e sostiene che il dolore vissuto non debba spezzare una persona, ma possa diventare l’inizio di una rinascita. Dalla sua esperienza è nato anche il libro “Rosso Amarone”, dedicato a vicende analoghe.

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La richiesta di cambiare le norme

Di Sarli ha chiesto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio di intervenire sul diritto di famiglia. In precedenza aveva scritto anche a Sergio Mattarella, chiedendo di aggiornare le regole sul matrimonio e di accorciare i procedimenti giudiziari.

La donna contesta in particolare l’articolo 122 del codice civile, risalente al 1942. A suo giudizio, la disposizione non considera adeguatamente l’inganno o la violenza morale subita all’interno del rapporto coniugale e non permette di arrivare rapidamente alla nullità del matrimonio.

Di Sarli ha ricordato inoltre di essersi già rivolta alle istituzioni nel 2014, quando alla presidenza della Repubblica c’era Giorgio Napolitano. Nel confronto da lei proposto, il diritto canonico avrebbe modificato nel tempo le proprie procedure, mentre la disciplina civile sarebbe rimasta ferma.


L’uomo conosciuto a Roma

La storia era cominciata nel 2008, durante i soggiorni romani dell’infermiera, originaria di Teggiano, nel Salernitano, dove andava a trovare alcuni familiari. L’uomo, allora 57enne, sosteneva di appartenere alle forze dell’ordine e si presentava come questore, mostrando distintivi e altri simboli legati alla Polizia.

Dopo tre anni di relazione, i due si erano sposati nel 2011. Di Sarli lo aveva considerato una persona istruita e attenta anche nei confronti della madre e dei suoi parenti. In seguito ha raccontato che l’uomo avrebbe raggirato diverse persone per un totale di 700mila euro; una parte del denaro, ha spiegato, potrebbe non essere recuperata.

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Un episodio avvenuto in barca, alla Baia delle Api, le è apparso sospetto soltanto dopo. Durante l’uscita, l’uomo aveva lasciato gli altri presenti in acqua, comportamento che la donna ha poi collegato alla sua falsa identità professionale.


L’arresto e il lungo procedimento

La verità è emersa nel 2012, quando la Squadra Mobile ha arrestato l’uomo a Roma. Al momento del fermo indossava una divisa da primo dirigente della Polizia di Stato. Di Sarli ha scoperto chi fosse davvero durante un interrogatorio durato sette ore.

«Sono rimasta senza parole», ha ricordato parlando dell’accaduto. A colpirla, ha aggiunto, fu apprendere che il marito era stato arrestato da un ispettore, proprio mentre sosteneva di essere un questore. Del personaggio che aveva costruito, secondo il racconto della donna, sarebbe rimasto autentico soltanto il nome.

La separazione giuridica, però, non si è conclusa con l’arresto. A rendere più complessa la procedura è stata anche l’irreperibilità dell’ex coniuge, rintracciato con difficoltà. Nella lettera inviata a Mattarella, Di Sarli ha scritto: «Ci sono voluti 13 lunghissimi anni per uscire dall’incubo».

Nel corso di quel periodo, ha riferito, non ha potuto realizzare il progetto di avere un figlio. L’esperienza raccontata nel programma “La volta buona”, condotto da Caterina Balivo, l’ha spinta a chiedere una revisione delle regole che disciplinano i matrimoni segnati da frodi o condizionamenti.

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