Suzuki, 50 anni in Italia: dal Suzukino alla sfida elettrica
Dalle prime moto importate ai fuoristrada diventati iconici, fino alla eVITARA: mezzo secolo di evoluzione senza rinunciare a leggerezza e semplicità.
L’Italia è oggi il primo mercato europeo per Suzuki, ma il rapporto tra il marchio giapponese e il nostro Paese è iniziato molto prima dell’elettrificazione e delle automobili a batteria. In cinquant’anni, la casa di Hamamatsu ha costruito la propria presenza attraverso tre settori: motociclette, automobili e motori marini.
Il percorso ha attraversato modelli diventati riconoscibili, vittorie nei campionati mondiali e una progressiva trasformazione tecnologica. Dalla bicicletta motorizzata Power Free alla eVITARA, il filo conduttore è rimasto l’interesse per veicoli compatti, leggeri e funzionali.
L’Italia scopre Suzuki sulle due ruote
La storia italiana del marchio prende forma nel 1970, quando SAIAD comincia a importare i prodotti Suzuki. Tra i primi modelli a comparire sulle strade ci sono Titan 500, GT500 e GT750, moto che preparano il terreno alla nascita ufficiale di Suzuki Italia, avvenuta il 23 giugno 1976. Nello stesso periodo prende consistenza anche l’attività nel settore nautico, con i motori fuoribordo DT a due tempi.
La notorietà cresce anche grazie alle competizioni. Nel 1981 Marco Lucchinelli conquista il titolo mondiale della classe 500, seguito l’anno successivo da Franco Uncini. Nel frattempo arrivano la GSX1100 Katana e, dal 1985, la GSX-R750, destinata a diventare uno dei riferimenti tra le motociclette sportive. La DR 600 Big intercetta invece la stagione delle grandi enduro e il fascino della Parigi-Dakar.
Dai fuoristrada alle auto quotidiane
Le automobili entrano nella storia italiana di Suzuki nel 1982, inizialmente attraverso Autexpò. La proposta è subito caratterizzata dalla trazione integrale: LJ80, SJ410 e SJ413 accompagnano il pubblico verso il Samurai, che conquista anche il soprannome di “Suzukino”. Nel 1988 la Vitara amplia il concetto, unendo dimensioni contenute, capacità fuoristradistiche e maggiore praticità nell’uso di tutti i giorni.
Accanto ai veicoli a quattro ruote motrici si affermano Swift, Alto e Maruti 800. Nel 1995 la distribuzione automobilistica passa direttamente a Suzuki Italia, mentre il marchio continua a diversificare la gamma. Il Jimny, arrivato nel 1999, mantiene viva la tradizione dei piccoli fuoristrada e attraversa più generazioni con un’impostazione rimasta sostanzialmente fedele alle origini.
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Il decennio delle grandi svolte
Gli anni Novanta rafforzano Suzuki in ambiti molto diversi. Kevin Schwantz vince il mondiale della classe 500 nel 1993, il Burgman 400 del 1998 contribuisce alla diffusione degli scooter di grossa cilindrata e, nel 1999, la Hayabusa porta le motociclette di serie oltre i 300 km/h.
Sul fronte automobilistico, Ignis, la nuova Swift, SX4 e S-Cross allontanano progressivamente l’azienda dall’immagine legata soltanto ai piccoli veicoli integrali. Dal 2009 Torino ospita inoltre il primo Centro Stile Europeo Suzuki. Nel settore motociclistico si susseguono GSX-R1000, V-Strom e Burgman, fino al ritorno nel campionato MotoGP nel 2015 e al titolo conquistato da Joan Mir nel 2020.
La nuova sfida passa dalla batteria
La svolta verso l’elettrificazione comincia nel 2016, quando la Baleno Hybrid inaugura il percorso che coinvolgerà poi Swift, Vitara e S-Cross. Il passaggio successivo arriva nel 2025 con eVITARA, la prima automobile completamente elettrica della casa giapponese.
Moto e motori marini restano però parte integrante dell’identità costruita in Italia. Dal primo telaio per macchine tessili realizzato agli inizi del Novecento da Michio Suzuki alla batteria della eVITARA è trascorso più di un secolo; metà di questo cammino è stata vissuta nel nostro Paese. La continuità del marchio nasce dalla scelta di contenere peso e ingombri, cercando soluzioni semplici e utilizzabili anche quando tecnologie e mercati cambiano.
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