Suicidio assistito, la svolta in Umbria: cosa prevede la nuova legge
L’Assemblea legislativa umbra ha approvato regole operative per le richieste, mentre resta il confronto sull’assenza di una disciplina nazionale uniforme.
La legge umbra sul suicidio medicalmente assistito arriva dopo una lunga battaglia civile e nel nome di Laura Santi, giornalista perugina con una grave forma di sclerosi multipla, morta il 21 luglio 2025 dopo essersi autosomministrata un farmaco letale. L’Assemblea legislativa regionale ha approvato il provvedimento giovedì 22 ottobre con 11 voti favorevoli, sei contrari e tre astensioni.
In Aula, durante la votazione, c’erano il marito di Santi, Stefano Massoli, e alcuni esponenti dell’Associazione Luca Coscioni, tra cui Marco Cappato. Al termine del voto, seguito da un lungo applauso, Massoli ha ricordato l’impegno della moglie e ha detto di ritenere che avrebbe accolto con soddisfazione l’approvazione della legge.
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Una procedura definita per le richieste
Il testo non crea un nuovo requisito per accedere al suicidio medicalmente assistito. Stabilisce invece come il servizio sanitario regionale dovrà esaminare le domande e organizzare l’assistenza, in un ambito già delineato dalle pronunce della Corte costituzionale ma ancora privo di una legge nazionale organica.
Ogni Azienda unità sanitaria locale dovrà costituire una commissione multidisciplinare permanente. Ne faranno parte un medico palliativista, uno psichiatra, un anestesista rianimatore, uno psicologo, un medico legale, un infermiere e uno specialista nella patologia della persona interessata. I componenti saranno scelti su base volontaria tra il personale sanitario.
Verifiche, garanzie e possibilità di ripensamento
La commissione dovrà valutare l’esistenza delle condizioni previste dalla disciplina statale e dalla giurisprudenza costituzionale, quindi invierà una relazione al Comitato etico regionale dell’Umbria. Il parere del Comitato e l’esito complessivo degli accertamenti saranno comunicati al richiedente, che potrà contare anche sull’assistenza del proprio medico di fiducia.
Gli emendamenti approvati in Aula hanno eliminato dal testo il riferimento alla «fase terminale della vita della persona», ritenuto suscettibile di introdurre un vincolo ulteriore. La legge prevede inoltre informazioni sulle cure palliative e la possibilità di accedervi senza bloccare o rallentare il procedimento, oltre alla sospensione o alla revoca della domanda. Sono state inserite anche indicazioni più precise sull’attività della commissione e sui controlli sull’applicazione delle norme, con l’obiettivo di proteggere le persone vulnerabili da possibili abusi.
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Il confronto politico resta aperto
Fabrizio Ricci, consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra e relatore del provvedimento, ha spiegato che la Regione non sta introducendo un diritto diverso da quello già riconosciuto dalla Corte costituzionale. A suo giudizio, la legge serve a rendere effettiva una possibilità che, in assenza di regole nazionali, è stata finora accompagnata da incertezze e tempi di attesa gravosi.
La maggioranza di centrosinistra ha votato a favore. Il vicepresidente regionale Tommaso Bori ha definito l’approvazione «una conquista di civiltà, di libertà, di dignità», mentre la presidente dell’Assemblea legislativa Sarah Bistocchi l’ha presentata come una risposta concreta per chi vive sofferenze estreme e per le famiglie e gli operatori sanitari.
La presidente della Regione Stefania Proietti non ha partecipato al voto. Pur riconoscendo il valore del dibattito, ha sostenuto che una materia tanto delicata dovrebbe essere regolata dal Parlamento con criteri validi in tutta Italia. Proietti ha anche richiamato la necessità di investire nelle cure palliative, nell’assistenza domiciliare e nelle strutture destinate alle persone con malattie gravi e inguaribili.
Con l’Umbria salgono a cinque le regioni intervenute sul tema, dopo Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto. La proposta era nata dall’iniziativa popolare Liberi Subito, promossa dall’Associazione Luca Coscioni e sostenuta da 4.801 firme raccolte tra i cittadini umbri. Ora spetterà alle aziende sanitarie organizzare le commissioni e rendere operative le procedure, mentre resta irrisolta la richiesta di una cornice normativa nazionale.
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