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Attualità 2 min di lettura26 min fa

Umbria, il passo sul suicidio assistito riapre la sfida al Parlamento

La reazione più dura è arrivata da Marco Cappato, presente in aula insieme agli attivisti dell’associazione Luca Coscioni e a Stefano Massoli, marito di Laura Santi.

La reazione più dura è arrivata da Marco Cappato, presente in aula insieme agli attivisti dell’associazione Luca Coscioni e a Stefano Massoli, marito di Laura Santi. Secondo Cappato, «Il governo italiano e il Parlamento sono completamente immobili e infilano la testa sotto la sabbia», mentre Walter Verini ha chiesto che entro la fine della legislatura venga approvata una disciplina nazionale sul fine vita.

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Proietti lascia aperto il nodo nazionale

La presidente dell’Umbria Stefania Proietti non ha preso parte alla votazione. Ha spiegato che una materia di tale rilievo dovrebbe essere regolata dal Parlamento, così da evitare differenze tra territori e assicurare una cornice valida in tutta Italia.

Proietti ha comunque definito il provvedimento un passaggio significativo sul piano etico e istituzionale. La sua scelta, ha chiarito, nasce anche dal desiderio di preservare il clima di rispetto emerso durante il confronto sulla vicenda di Santi, che aveva seguito quando ricopriva l’incarico di assessora alla sanità.


Un percorso sanitario con verifiche precise

Il testo assegna alle Aziende unità sanitarie locali il compito di creare organismi permanenti composti da più professionalità. Queste commissioni dovranno accertare la presenza delle condizioni necessarie prima di consentire l’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita.

La procedura prevista consiste nell’assunzione autonoma di un farmaco letale da parte della persona interessata. Durante il dibattito, diversi consiglieri hanno però indicato il rafforzamento delle cure palliative come una priorità parallela; Bianca Maria Tagliaferri ha sostenuto che il servizio sanitario dovrebbe concentrarsi prima di tutto sull’assistenza ai malati.

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Nel testo resta il nome di Laura Santi

La giornalista perugina, affetta da sclerosi multipla, era stata tra le principali promotrici della campagna per l’approvazione della norma. È morta il 21 luglio 2025 nella sua abitazione di Perugia, dopo essersi somministrata un farmaco. Il suo caso ha segnato il confronto consiliare, accompagnato da ricordi personali e momenti di commozione.

Il relatore Fabrizio Ricci (Avs) ha chiamato il provvedimento «la legge di Laura Santi», richiamando anche una frase da lei lasciata: «Qualsiasi vita resta degna di essere vissuta anche nelle condizioni più estreme, ma siamo noi a dover scegliere». In un suo ultimo video, Santi aveva respinto l’idea che il tema fosse necessariamente divisivo.


L’Umbria entra nel gruppo delle Regioni

Con 11 voti favorevoli, sei contrari e tre astensioni, l’Assemblea legislativa ha dato il via libera alla proposta di iniziativa popolare «Liberi subito». Il testo era sostenuto da 4.801 sottoscrizioni e, dopo le modifiche della Terza commissione, disciplina l’organizzazione regionale del percorso previsto.

L’Umbria diventa così la quinta Regione italiana ad approvare una legge sul fine vita, dopo Toscana, Sardegna, Emilia Romagna e Veneto. Per Tommaso Bori, vicepresidente della Regione, il risultato rappresenta una conquista legata a civiltà, libertà e dignità; Verini lo ha definito un riconoscimento importante per l’Assemblea e per la memoria di Santi.

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