Belgrado, la piazza degli studenti sfida il potere: domenica il voto
La protesta nata dopo la tragedia di Novi Sad entra nella competizione elettorale con una lista senza leader, mentre Vučić punta su stabilità e continuità.
La Serbia arriva alle urne con un confronto ridotto a due poli. Da una parte la mobilitazione studentesca, approdata nel cuore di Belgrado dopo giorni di marce attraverso il Paese; dall’altra Aleksandar Vučić, che ha scelto il Palazzetto dello Sport di Nuova Belgrado per chiudere la propria campagna. Prima dell’avvio del silenzio elettorale a mezzanotte, la sfida è apparsa più netta che mai e ha messo ai margini il tradizionale mosaico dei partiti serbi.
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La protesta diventa proposta politica
A piazza Slavija, uno dei luoghi simbolo delle grandi manifestazioni nella capitale, si sono radunate decine di migliaia di persone. Molti partecipanti hanno raggiunto Belgrado a piedi, partendo da diverse zone della Serbia, mentre dal palco si alternavano i candidati della Lista Studentesca-Gli studenti vincono!. Il messaggio della giornata è stato affidato allo slogan “La vittoria chiama” e a una promessa di trasformazione profonda del Paese.
La scelta di presentarsi alle elezioni è arrivata dopo quasi due anni di proteste, alimentate dal crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, ricostruita da poco. L’incidente, avvenuto nel novembre 2024, provocò la morte di 16 persone e divenne il simbolo delle accuse rivolte alla gestione dei grandi progetti pubblici, considerati da più parti poco trasparenti. Per gli studenti, non si tratta soltanto di sostituire un governo, ma di archiviare l’intero sistema di potere costruito negli ultimi 14 anni.
Una lista senza volto dominante
Il progetto si distingue anche per la sua organizzazione interna. I 250 candidati sono presentati attraverso numeri e senza una graduatoria gerarchica: non c’è un capo riconosciuto, non è stato indicato un portavoce né un aspirante primo ministro. I nomi sono stati selezionati nelle assemblee plenarie degli atenei, sulla base delle competenze e dei percorsi professionali, con l’esclusione di chi avesse avuto incarichi o legami con i partiti.
Tra i candidati figurano 160 accademici e specialisti, insieme ad attivisti, agricoltori, attori, intellettuali, artisti e sportivi. L’eventuale ordine di responsabilità verrebbe reso noto soltanto dopo una vittoria elettorale. Questa struttura, volutamente orizzontale, punta anche a proteggere i singoli esponenti dall’esposizione mediatica e dagli attacchi personali attribuiti agli ambienti vicini al potere.
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Vučić rilancia sulla stabilità
Mentre la piazza studentesca cresceva, Vučić ha riunito i suoi sostenitori al Palazzetto dello Sport. L’ex presidente e leader della lista Serbia Unita si è descritto come un candidato vicino alla gente e come la scelta necessaria per garantire continuità. Nel suo intervento ha presentato la consultazione come una battaglia tra la stabilità del Paese e un’alternativa sostenuta, a suo giudizio, da interessi esterni.
“La battaglia è difficile”, ha detto rivolgendosi alla platea, sostenendo che gli avversari sarebbero finanziati da “potenze straniere” con “ingenti capitali”. La sua formazione rivendica i risultati ottenuti durante gli anni al potere, dagli investimenti nelle grandi opere, sostenuti soprattutto da capitali cinesi, all’aumento dello stipendio nominale medio dei serbi, arrivato a circa mille euro.
Il nodo del sistema di potere
Le proteste contestano però proprio il modello consolidato dal Partito progressista, il cui acronimo è Sns. Secondo le accuse degli oppositori, il partito si sarebbe sovrapposto alle strutture dello Stato e ai suoi apparati, creando una rete stretta tra politica, affari ed economia, con ulteriori denunce relative a componenti oligarchiche e criminali.
La campagna studentesca ha evitato i tradizionali canali di comunicazione e si è concentrata sul contatto diretto con gli elettori. Gli organizzatori hanno attraversato villaggi, quartieri e aree rurali, trasformando le marce verso Belgrado in una forma di organizzazione politica diffusa. Ora il risultato delle urne dirà se quella mobilitazione sarà riuscita a tradursi in una reale alternativa istituzionale.
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