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Attualità 4 min di lettura22 min fa

Subacquei, bambini e arresti cardiaci: le emergenze dove ogni minuto conta

Al congresso Icare 2026 gli anestesisti-rianimatori analizzano tre scenari in cui soccorsi tempestivi, informazioni corrette e strutture adeguate possono cambiare l’esito.

La malattia da decompressione può comparire anche dopo la fine dell’immersione e richiede un trasferimento rapido in una struttura attrezzata. I sintomi vanno dai dolori muscolari e articolari ai problemi neurologici, fino alla paralisi e alla perdita di coscienza: in Italia esistono poco più di 50 centri di ossigenoterapia iperbarica, ma soltanto circa la metà garantisce l’emergenza continuativa.

Luca Martani, responsabile dell’area Medicina iperbarica di Siaarti, raccomanda di chiamare immediatamente il 118, somministrare ossigeno puro e mantenere una corretta idratazione. La terapia viene effettuata in una camera iperbarica, dove il paziente respira ossigeno a una pressione superiore a quella atmosferica; la necessità di intervenire senza ritardi è stata ribadita anche dalla conferenza europea riunita a Ginevra nel settembre 2026.

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Il subacqueo non può aspettare

Il rischio aumenta dopo risalite troppo veloci, immersioni profonde o ripetute e mancato rispetto delle pause previste. In queste condizioni i gas disciolti nel sangue possono trasformarsi in bolle, con conseguenze sulla circolazione e sui tessuti.

I disturbi possono manifestarsi durante il ritorno in superficie oppure nelle ore successive. Per questo il primo soccorso deve concentrarsi sul riconoscimento dei segnali e sulla destinazione: non tutti gli ospedali dispongono delle apparecchiature necessarie per il trattamento.


Nei bambini servono dati personali

Un incidente che coinvolga un bambino di 3 anni con una patologia complessa non può essere gestito applicando automaticamente i parametri ordinari. Una saturazione dell’85%, per esempio, potrebbe rappresentare il suo livello abituale, mentre la valutazione neurologica va confrontata con le capacità già presenti prima del trauma.

Alessandro Simonini, che coordina in Siaarti l’area dedicata all’assistenza materno-infantile, sottolinea che tracheostomie, derivazioni ventricolari e ventilatori utilizzati a domicilio possono modificare le priorità del soccorso. «I genitori sono esperti del proprio bambino: conoscono il suo funzionamento abituale, i dispositivi, le terapie e i primi segnali di peggioramento», ha spiegato, ricordando che le raccomandazioni europee del 2025 ne sostengono la presenza quando non crea rischi.


L’arresto cardiaco resta decisivo

Ogni anno in Italia si verificano circa 60.000 arresti cardiaci fuori dall’ospedale, pari a una media di sette episodi ogni ora. Lo studio EuReCa Three, pubblicato nel 2025 su 4.047 casi, ha registrato una sopravvivenza media del 6,6%, contro il 7,5% rilevato in Europa.

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Le nuove indicazioni nazionali, diffuse dall’Istituto superiore di sanità il 28 gennaio 2026 e sviluppate anche con il contributo di Siaarti, chiariscono il ruolo di chi assiste all’emergenza. Davide Colombo, responsabile dell’area Medicina critica dell’emergenza della società scientifica, ha detto: «Chiunque presti aiuto, dopo aver effettuato la chiamata di soccorso, oltre alle note compressioni toraciche potrà avvalersi del Dae, il defibrillatore semiautomatico, senza necessità di brevetti, patenti o altri certificati».

La legge 116 del 2021 protegge chi interviene per salvare una persona in pericolo. Anche un cittadino senza una formazione specifica può iniziare le manovre rianimatorie e utilizzare il defibrillatore in caso di sospetto arresto, beneficiando della tutela prevista dall’articolo 54 del Codice penale sullo stato di necessità.


Dopo il cuore, la fase più delicata

Quando la circolazione riprende, il paziente entra nella gestione della sindrome successiva all’arresto cardiaco. L’obiettivo è limitare i danni provocati dalla carenza di ossigeno attraverso il sostegno al cervello, la stabilizzazione della circolazione, il trattamento della causa iniziale e il controllo della risposta infiammatoria.

Carlo Alberto Volta, coordinatore del percorso congressuale dedicato all’arresto cardiaco, spiega che ossigenazione, flusso sanguigno, temperatura e sedazione devono essere controllati con attenzione. Una valutazione attendibile delle prospettive neurologiche, ha precisato, di norma non può essere comunicata ai familiari prima di 72 ore dall’evento o dalla sospensione della sedazione; per definire l’entità dei danni possono essere necessari anche mesi.


Tre scenari al congresso Icare

Questi casi sono al centro di Icare 2026, il congresso nazionale della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva, in programma fino a sabato 24 ottobre all’Allianz MiCo di Milano. L’incontro riunisce gli specialisti intorno a situazioni in cui le decisioni prese prima dell’arrivo in ospedale possono incidere profondamente sull’esito.

L’arresto cardiaco è stato indicato dai soci come il tema più rilevante nella consultazione preparatoria dell’evento. Il programma affianca a questo argomento il trauma pediatrico nei pazienti fragili e le emergenze legate alle immersioni, mettendo in evidenza il valore della rapidità, della preparazione e delle informazioni disponibili.

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