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Attualità 3 min di lettura45 min fa

Studenti in protesta: fondi alla scuola e limite del 30%

Da Torino a Palermo, la protesta riguarda edifici scolastici, spesa militare, inclusione e prospettive per il futuro

Le occupazioni studentesche si sono estese in numerose città italiane, coinvolgendo licei, istituti tecnici e atenei. La mobilitazione, iniziata a ottobre, ha prodotto anche episodi di danneggiamento.

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La polemica sulle spese militari

Tra le contestazioni più ricorrenti c’è la richiesta di spostare risorse dalla difesa all’istruzione. Giuseppe Valditara ha respinto l’accusa secondo cui il governo starebbe sottraendo fondi alla scuola per finanziare le guerre e ha ricordato che una legge di bilancio di due anni fa ha incrementato del 9% le risorse destinate al settore.

I collettivi chiedono invece maggiori investimenti per gli istituti e contestano le scelte dell’esecutivo, insieme al decreto Scuola e alle altre riforme. Nei documenti diffusi dagli studenti compaiono anche la richiesta di percorsi strutturati sull’educazione sessuo-affettiva e la critica alle disuguaglianze, al caro vita, alla precarietà occupazionale e alle difficoltà nell’accesso alla casa.


Il limite per gli alunni stranieri

Un altro punto contestato è la disposizione che fissa al 30% la presenza di alcune categorie di studenti con cittadinanza non italiana. La norma partirà dall’anno scolastico 2027/2028 nelle classi prime e riguarderà, alle elementari, chi non è nato in Italia o non ha frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia.

Per medie e superiori il criterio si applicherà agli studenti che non abbiano completato con esito positivo almeno tre anni di istruzione italiana. Se le richieste supereranno i posti disponibili, gli Uffici scolastici territoriali potranno distribuire gli iscritti negli istituti vicini. I gruppi studenteschi definiscono il provvedimento «ideologico» e «inaccettabile», oltre che contrario a una scuola inclusiva.


Strutture vecchie e lavori incompleti

Le proteste denunciano infiltrazioni, muffa, riscaldamenti fuori uso, cantieri prolungati e locali inutilizzabili. Il rapporto più recente di Cittadinanzattiva, costruito sui dati raccolti nel 2025 e sugli aggiornamenti del Pnrr a giugno 2026, indica che il 31,7% degli edifici richiede interventi urgenti; nel Mezzogiorno la quota arriva a circa la metà.

Nel 2021 il Pnrr ha destinato 11,65 miliardi a più di 9.500 interventi. I risultati migliori riguardano manutenzione, riqualificazione e strutture sportive, mentre procedono più lentamente i programmi per nuovi edifici scolastici e asili nido. Il ministero dell’Istruzione e del Merito ricorda che la responsabilità principale sui lavori spetta a Comuni e Province, ma rivendica oltre 5,16 miliardi stanziati dal 2022 e l’avvio di lavori in più del 30% degli edifici.

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Gli episodi di danneggiamento

In alcuni istituti il costo dei guasti ha superato decine di migliaia di euro. La Provincia di Pisa ha valutato tra 60 e 70mila euro i danni complessivi agli istituti Santoni, Pacinotti e Fascetti, tra arredi distrutti, porte e finestre rotte, pareti imbrattate e apparecchiature rovinate.

All’Enriques di Castelfiorentino il conto ha oltrepassato i 20mila euro, con distributori automatici danneggiati, vetri infranti ed estintori svuotati. Al liceo artistico di Porta Romana, a Firenze, sono stati segnalati problemi agli arredi, agli elaborati degli studenti e agli spazi tecnici, compresa la gipsoteca. Altri episodi hanno riguardato il Sassetti-Peruzzi, oltre agli istituti torinesi Peano e Boselli.


Dove si sono svolte le occupazioni

A Torino, punto di partenza della mobilitazione, gli istituti coinvolti sono più di venti. A Roma è stato occupato il liceo Mamiani, nel quartiere Prati, dove gli studenti hanno bloccato gli accessi con banchi e fatto esplodere fuochi d’artificio. A Bologna il collettivo del Minghetti ha chiuso gli ingressi; a Genova la protesta ha interessato Odero di Borzoli, Klee Barabino, Filippo Buonaroti, Gastaldi, Majorana ed Einaudi.

La Toscana ha registrato adesioni in diversi istituti fiorentini, tra cui Gramsci, Michelangelo, Galileo, Alberti Dante, Castelnuovo, Peano, Rodolico, Pascoli, Duca d’Aosta e Macchiavelli, per il quale la presidenza ha presentato una denuncia. A Novoli, al Sassetti, sono stati trovati corridoi allagati, barricate e lavagne danneggiate.

In Sicilia, a Palermo, Meli, Rutelli, Catalano, Cannizzaro e Duca degli Abruzzi hanno organizzato cortei o sit-in, mentre al Regina Margherita è stata istituita un’assemblea permanente. Al Cascino gli accessi sono stati ostruiti con cassonetti, petardi e uova; all’Umberto I e al Vittorio Emanuele II le lezioni hanno lasciato spazio a incontri tra studenti e docenti, con l’occupazione del secondo istituto poi interrotta. Napoli conta 25 scuole occupate.

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