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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Sondaggio globale: italiani sfiduciati su scuola e informazione

L'indagine FII-Ipsos registra sfiducia italiana nella mobilità sociale, ma una valutazione meno negativa del valore della laurea

Gli italiani guardano con poca fiducia alla capacità della scuola di ridurre le disuguaglianze e ai mezzi d'informazione. È quanto emerge dalla quinta edizione del FII PRIORITY Compass 2026, realizzata dal Future Investment Initiative Institute con Ipsos su 61.200 adulti di 32 Paesi tra il 24 aprile e il 5 giugno 2026.

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Scuola e mobilità sociale

In Italia soltanto il 46% degli intervistati pensa che il sistema educativo offra ai bambini delle famiglie meno abbienti una concreta possibilità di migliorare la propria condizione sociale. La quota è molto più bassa della media internazionale, che raggiunge il 60%.

Il dato segnala una fiducia ridotta nella funzione della scuola come strumento capace di compensare le differenze di partenza. Il giudizio non riguarda necessariamente la qualità dell'insegnamento, quanto la possibilità che l'istruzione produca opportunità simili per tutti.

Sull'università la valutazione è meno severa. In Italia il 53% ritiene che, per la maggior parte delle persone, frequentarla non giustifichi più il costo sostenuto. La percentuale resta maggioritaria, ma è inferiore alla media mondiale del 65% e rappresenta il terzo valore più basso tra i Paesi analizzati.

Solo il 47% degli italiani, inoltre, considera il titolo di studio più importante delle competenze concrete per ottenere un buon lavoro. È il secondo dato più contenuto a livello internazionale. La laurea viene quindi ritenuta utile, ma non sufficiente senza capacità riconoscibili e sbocchi professionali.


La fiducia nei mezzi d'informazione

Il rapporto evidenzia una distanza marcata tra l'Italia e la media globale anche sul terreno dell'informazione. La televisione nazionale è giudicata affidabile dal 43% degli italiani, contro il 62% del campione mondiale; per le notizie presenti in rete il consenso scende al 37%, rispetto al 52% internazionale.

Ancora più ampia è la sfiducia sull'indipendenza editoriale: l'82% degli intervistati in Italia ritiene che i media tradizionali siano orientati politicamente. Il sondaggio misura la percezione dei cittadini, non l'effettivo schieramento delle testate, ma proprio questa percezione incide sulla loro autorevolezza.

La diffidenza coinvolge anche le piattaforme digitali e non si traduce in un consenso pieno verso i nuovi protagonisti dell'informazione. Il 48% degli italiani pensa che i creatori di contenuti online riescano a intercettare i problemi delle persone comuni, un giudizio riferito alla capacità di rappresentarne bisogni e sensibilità, non alla precisione delle notizie diffuse.


Le priorità nel mondo

A livello internazionale soltanto il 34% degli intervistati crede che il mondo stia procedendo nella direzione giusta. La percentuale sale al 46% quando la domanda riguarda il proprio Paese, mentre il 75% conserva una valutazione positiva sull'andamento della propria vita.

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La distanza tra Nord e Sud globale è netta. Nei 19 Paesi del Sud globale il 47% vede con favore la direzione presa dal mondo, contro il 15% nei 13 Paesi del Nord globale. Anche sull'economia le differenze sono ampie: l'ottimismo raggiunge il 49% nel Sud e si ferma al 19% nel Nord.

Per il quinto anno consecutivo il costo della vita è la principale preoccupazione, indicata dal 56% del campione, sei punti in più rispetto al 2025. Le spese per l'energia sono citate dal 34% degli intervistati. Salute e accesso alle cure rappresentano il principale fattore di benessere per il 44%, mentre sicurezza del lavoro e del reddito raggiungono il 43%.

Il 69% ritiene che l'impegno personale consenta di migliorare la propria posizione sociale, con una crescita di sei punti sul 2025. Nel Sud globale la quota arriva al 75%, contro il 60% del Nord. Più della metà del campione indica inoltre il costo della vita e i debiti tra gli ostacoli alla possibilità di avere il numero desiderato di figli.


Tecnologia e servizi pubblici

L'apertura all'intelligenza artificiale convive con la richiesta di limiti precisi. Il 57% sarebbe disposto a pagare per acquisire nuove competenze nel settore, ma l'80% esclude che una macchina debba avere l'ultima parola su assunzioni, giustizia e sanità. L'85% sostiene inoltre la necessità di regole internazionali.

La robotica è considerata destinata a entrare nella vita quotidiana dal 65% degli intervistati, mentre il 61% affiderebbe ai robot le faccende domestiche. L'accettazione diminuisce quando la delega riguarda attività di cura e relazioni personali.

Meno della metà del campione si dichiara soddisfatta dell'assistenza sanitaria disponibile nel proprio Paese. Il 63% sarebbe però favorevole a un aumento delle tasse per garantire cure accessibili a tutti.

Sul fronte della formazione, il 69% chiede ai governi di investire di più nell'istruzione professionale, anche per accompagnare i cambiamenti prodotti dall'intelligenza artificiale nel mercato del lavoro. La questione riguarda sia le professioni che potrebbero essere automatizzate sia la preparazione di studenti e lavoratori a competenze destinate a cambiare rapidamente.

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