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Attualità 2 min di lettura56 min fa

Studenti contro le correzioni di ChatGPT: «Legga lei»

In Austria una docente ha usato l’intelligenza artificiale per correggere i testi, ma la classe ha rifiutato quei commenti

Una docente austriaca ha utilizzato ChatGPT per correggere i compiti, ma i suoi studenti hanno chiesto che fosse lei a leggerli.

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La relazione prima della tecnologia

Claudia Muellauer non considera fallito l’esperimento. Secondo la docente, l’intelligenza artificiale l’ha aiutata a migliorare il proprio lavoro, anche se ha reso evidente un limite nel rapporto con la classe.

«L’insegnamento è sempre stato un lavoro fondamentalmente relazionale», ha spiegato Muellauer. Per i ragazzi, infatti, la presenza dell’insegnante non coincide soltanto con la precisione delle osservazioni scritte sul foglio.


La reazione degli studenti

Dopo aver ricevuto uno dei compiti corretti, uno studente ha osservato che il testo sembrava prodotto da ChatGPT. La sensazione è stata condivisa da altri compagni: commenti più completi e puntuali non hanno trasmesso maggiore vicinanza, ma l’impressione di una distanza dalla docente.

«Mi hanno detto che volevano che leggessi il loro lavoro», ha raccontato l’insegnante. La classe ha quindi interpretato l’impiego del chatbot come un segnale della sua assenza, anche quando Muellauer aveva controllato e riscritto personalmente il risultato.


Come venivano preparate le correzioni

L’insegnante, che insegna Lingua e Teoria della conoscenza all’International Highschool Herzogberg, in Austria, inseriva gli elaborati nel sistema e forniva istruzioni dettagliate. In seguito verificava le risposte, cancellava i rilievi non adatti, rivedeva alcune formulazioni e aggiungeva incoraggiamenti rivolti agli studenti.

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Il procedimento richiedeva più tempo rispetto alla correzione tradizionale. Nonostante questo lavoro aggiuntivo, i ragazzi continuavano a percepire i giudizi come impersonali. «Più il feedback diventava “perfetto”, meno sembrava reale ai miei studenti», ha detto Muellauer.


L’uso dell’intelligenza artificiale

La docente ha illustrato alla classe il percorso seguito per arrivare alla versione definitiva dei commenti, chiarendo che il controllo umano restava presente. Alcuni studenti hanno ammesso di usare a loro volta i chatbot per trovare spunti o impostare le prime stesure dei testi, ma la spiegazione non ha modificato la loro reazione alle correzioni.

Muellauer ha raccontato di essersi sentita talvolta in difetto, pur avendo investito più energie che in passato: «A volte mi sembra di imbrogliare, anche quando so di aver lavorato più che mai».


L’esperienza della docente

L’insegnante ha sperimentato questi strumenti per capire se potessero rendere le valutazioni più articolate, precise e personalizzate. L’obiettivo non era ridurre il proprio impegno, ma ampliare i suggerimenti destinati agli alunni.

Il racconto di Muellauer è stato inserito nel volume dell’Unesco “L’algoritmo nella stanza”, dedicato agli effetti dell’intelligenza artificiale sull’istruzione. L’esperienza mostra la distanza tra una correzione tecnicamente accurata e quella che gli studenti riconoscono come una lettura davvero personale del loro lavoro.

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