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Attualità 2 min di lettura57 min fa

Stragi del 1992-93, Di Matteo denuncia il pool svuotato

L’esposto al Csm e alla Cassazione contesta la gestione del gruppo e segnala una sola riunione nel 2025

Antonino Di Matteo ha presentato un esposto contro la gestione del gruppo della Direzione nazionale antimafia che segue le stragi del 1992 e del 1993.

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La ricostruzione delle stragi

Nel documento, il magistrato richiama anche il lavoro della Commissione Antimafia. A suo giudizio, al suo interno sarebbe emersa una «riscrittura minimalista e fuorviante della storia delle stragi del biennio 1992/94».

Di Matteo ritiene che la Procura nazionale dovrebbe concentrare le proprie energie sulla ricostruzione più completa possibile di quella stagione criminale. Questo compito, sostiene, sarebbe indebolito dalla riduzione del ruolo affidato al gruppo stragi.


Le accuse sulla gestione del gruppo

L’esposto è stato inviato al procuratore generale della Cassazione e al Consiglio superiore della magistratura. Nel testo, Di Matteo manifesta «disagio e preoccupazione» per quella che descrive come una progressiva perdita di operatività del pool.

Secondo il pm, negli ultimi due anni il gruppo non avrebbe più svolto pienamente le funzioni per cui era stato creato. La circolazione delle notizie investigative sarebbe rimasta ristretta al procuratore nazionale Giovanni Melillo e a una parte dei magistrati, con una gestione basata su informazioni distribuite per comparti separati.

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Riunioni e documenti riservati

Di Matteo afferma di aver conosciuto attraverso gli articoli di stampa alcuni sviluppi riguardanti le procure di Caltanissetta, Palermo e Firenze. Nel 2025, riferisce, il gruppo si sarebbe riunito soltanto una volta.

Il magistrato contesta inoltre l’incontro di coordinamento dell’8 gennaio 2026, al quale non avrebbero preso parte tutti i componenti del pool. Nell’esposto sostiene che «alcuni magistrati designati a far parte del gruppo stragi sono stati estromessi dalla partecipazione e dalla conoscenza immediata delle informazioni».

Tra le altre criticità indicate figurano l’aggiornamento ritenuto insufficiente delle banche dati riservate e la trasmissione tardiva degli atti relativi all’indagine mafia-appalti. Di Matteo segnala infine che il progressivo ridimensionamento del gruppo avrebbe compromesso il confronto collegiale tra i magistrati.

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