Stazioni senza sedute: aspettare il treno è diventato un privilegio
La trasformazione degli spazi ferroviari ha ridotto le aree gratuite per chi attende, mentre una petizione chiede di restituire posti al coperto e panchine ai viaggiatori.
Chi arriva in una grande stazione italiana con un treno in ritardo può trovarsi davanti a una scelta poco dignitosa: consumare qualcosa per sedersi al caldo oppure restare in piedi, spesso in mezzo al passaggio. Le aree gratuite dove attendere al coperto sono ormai rare, mentre gli spazi accessibili pagando si sono moltiplicati.
La questione riguarda soprattutto anziani, famiglie con bambini, persone con difficoltà motorie e chi deve affrontare attese prolungate. Per questo è stata avviata una petizione che sollecita il ripristino delle sale d’attesa e di un numero adeguato di panchine nelle stazioni dell’alta velocità.
Quando la stazione ha cambiato funzione
L’attuale assetto deriva da una trasformazione iniziata nei primi anni Duemila, con la riorganizzazione di Ferrovie dello Stato e il trasferimento della gestione degli immobili a Rete Ferroviaria Italiana. Nel 2016, poi, le quattordici principali stazioni del Paese sono passate sotto la gestione commerciale di Grandi Stazioni Retail, società esterna al gruppo FS.
Da quel momento, gli spazi ferroviari sono stati considerati sempre più come superfici da mettere a reddito. Atrii e aree di passaggio hanno così accolto negozi, bar, ristoranti, edicole e supermercati, mentre le zone destinate gratuitamente all’attesa sono state ridotte o eliminate. Il modello si ripete in stazioni come Roma Termini, Milano Centrale, Firenze Santa Maria Novella, Torino Porta Susa e Venezia Santa Lucia.
Sedersi non dovrebbe costare
Oggi chi non dispone di un biglietto di prima classe o di una carta fedeltà può trovare posto soprattutto nei locali commerciali, dove la seduta è legata a una consumazione, oppure nelle aree lounge a pagamento. Anche una semplice pausa durante un’attesa può quindi trasformarsi in una spesa obbligata.
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Il problema diventa più serio quando il ritardo dura a lungo o quando a viaggiare sono persone che non possono restare in piedi per molto tempo. In un Paese con una popolazione anziana tra le più numerose d’Europa, l’assenza di sedute al coperto non rappresenta soltanto un disagio: per milioni di passeggeri può diventare una difficoltà concreta.
La richiesta della petizione
La critica rivolta a Ferrovie dello Stato e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è precisa: prima degli interessi commerciali dovrebbe venire la tutela delle esigenze essenziali di chi utilizza il servizio ferroviario. Una sedia disponibile durante l’attesa viene indicata come una dotazione minima, non come un comfort aggiuntivo.
La petizione propone di riportare nelle stazioni più frequentate spazi d’attesa accessibili senza costi e panchine sufficienti, collocate in ambienti protetti dal freddo. La firma è presentata come uno strumento per trasformare il malcontento dei viaggiatori in una richiesta formale di intervento.
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