Lavoro, il record non basta: 4 milioni restano ai margini
Occupazione ai massimi e disoccupazione al 5,6%, ma donne e giovani continuano a rappresentare la parte più ampia della forza lavoro inutilizzata.
Il mercato occupazionale italiano ha raggiunto nuovi livelli record, ma la crescita non ha coinvolto tutti. Nel secondo trimestre del 2026 gli occupati sono arrivati a 24,4 milioni e la disoccupazione tra i 15 e i 74 anni è scesa al 5,6%. Parallelamente, circa 4 milioni di persone sono rimaste ai margini pur avendo un rapporto, anche indiretto, con il mondo del lavoro.
La partecipazione ha comunque ripreso slancio: il relativo tasso è salito al 67,0%, con un aumento di 0,5 punti percentuali rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Il quadro emerge dal Documento programmatico di finanza pubblica, che individua in questa platea una possibile risorsa per sostenere sia l’occupazione sia la crescita futura.
Il record occupazionale lascia una zona d’ombra
Il gruppo comprende persone con condizioni diverse. Ci sono i disoccupati, i dipendenti a tempo parziale che vorrebbero lavorare di più e gli individui che cercano un impiego senza poter iniziare subito; a questi si aggiungono coloro che non stanno cercando un posto, ma sarebbero disponibili ad accettarlo.
L’indicatore che misura questo insieme di situazioni, rapportato alle forze di lavoro estese, era pari al 14,3% nel secondo trimestre. Dopo il calo rilevante registrato dal 2021, il dato ha mostrato una lieve risalita nell’ultimo trimestre ed è rimasto 3,3 punti sopra la media dell’Unione europea. Secondo il documento, «esiste una riserva di lavoro inutilizzata in grado di sostenere la partecipazione e la crescita potenziale».
Quattro milioni, metà rispetto al 2014
A metà del 2026 il numero complessivo delle persone coinvolte è sceso a 4,0 milioni. Il confronto con il passato mostra la dimensione del miglioramento: nel 2014 la platea aveva superato 7,9 milioni. Il livello attuale è simile a quello della Spagna e più basso rispetto a quello della Francia.
La parte più consistente è formata dagli inattivi disponibili, circa 2,0 milioni di persone. Seguono i disoccupati, che ammontano a 1,49 milioni. Nel complesso, il fenomeno resta comunque più diffuso in Italia rispetto alla media europea: il rapporto tra sottoutilizzo e forze di lavoro estese si colloca al 14,4%, contro l’11,8% dell’Unione europea.
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Donne e giovani restano indietro
Il divario si concentra soprattutto nei gruppi che partecipano meno al mercato occupazionale. Il tasso di inattività raggiunge il 41,3% tra le donne e il 78,4% nella fascia tra 15 e 24 anni, mentre nell’Unione europea i valori sono rispettivamente del 28,4% e del 59,6%.
Tra gli inattivi disponibili le donne costituiscono circa il 55% del totale. La quota è diminuita di circa 7 punti dal 2010, ma l’incidenza resta superiore a quella maschile: 8,0% delle forze di lavoro estese contro il 5,7% degli uomini.
La fascia più coinvolta è quella adulta
La maggioranza degli inattivi disponibili appartiene alla fascia compresa tra 25 e 54 anni, che rappresenta il 64% del totale. Nel 2021 lo stesso gruppo aveva raggiunto il 66,7%, prima di una successiva riduzione.
I giovani tra 15 e 24 anni pesano per il 16%, mentre le persone tra 55 e 74 anni rappresentano il 19%. Più contenuto è invece il contributo dei lavoratori part-time sottoccupati, pari all’1,6%, e degli attivi non disponibili, allo 0,2%: entrambi i valori sono inferiori alle rispettive medie europee, che ammontano al 2,4% e allo 0,9%.
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