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Attualità 2 min di lettura53 min fa

Hormuz, il paletto dell’Iran: «Prima le sette condizioni

Teheran respinge le pressioni statunitensi e lega la riapertura dello Stretto a una serie di richieste, mentre si registrano nuovi raid e forti esplosioni nella regione.

La riapertura dello Stretto di Hormuz resta subordinata alle richieste di Teheran. Mohammad Bagher Ghalibaf, capo negoziatore iraniano e presidente del Parlamento, ha fatto sapere che gli Stati Uniti avrebbero trasmesso alcune proposte attraverso un mediatore, ma senza modificare la posizione dell’Iran.

Nel frattempo, il quadro regionale si è ulteriormente aggravato: in Yemen sono stati segnalati raid sauditi, mentre in Arabia Saudita si sono verificate esplosioni prima a Buqayq e poi nelle vicinanze dell’aeroporto di Riad.


Teheran non arretra su Hormuz

Secondo Ghalibaf, l’Iran aveva presentato una tabella di marcia articolata in 7 giorni per arrivare alla riapertura dello Stretto. La risposta di Washington, però, non sarebbe sufficiente a superare il nodo delle condizioni fissate da Teheran.

Il presidente del Parlamento iraniano ha sostenuto che la fase delle richieste unilaterali e delle tattiche dilatorie sarebbe conclusa. La linea ufficiale, ha aggiunto, non dipende dalle dichiarazioni pubbliche dei funzionari statunitensi, ma dalle loro azioni concrete. «Lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto finché non saranno soddisfatte le nostre sette condizioni basate sul Memorandum di Islamabad», ha affermato.

Tra le richieste comunicate dagli iraniani attraverso mediatori del Qatar figurano la cessazione delle ostilità su tutti i fronti, lo scongelamento dei fondi di Teheran e la fine del blocco navale contro i porti iraniani. Nell’elenco rientrano anche lo stop alle interferenze negli affari interni, l’interruzione della cooperazione statunitense con i Paesi avversari dell’Iran e la conclusione degli attacchi contro il territorio iraniano.

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Ghalibaf: «Combatteremo e negozieremo»

Ghalibaf ha escluso sia l’entusiasmo sia l’intimidazione di fronte alle iniziative degli Stati Uniti. La strategia iraniana, secondo il negoziatore, manterrà insieme pressione militare e canale diplomatico: «Combatteremo e negozieremo».

Teheran sostiene di essere pronta a proseguire il confronto sul piano militare con tutte le proprie forze e di disporre di nuove iniziative contro gli avversari. Parallelamente, intende usare la diplomazia per difendere quelli che considera i diritti del popolo iraniano e consolidare la propria posizione.


Raid e esplosioni tra Yemen e Riad

Sul fronte yemenita, aerei da guerra sauditi avrebbero colpito la città di Abs, nella provincia di Hajjah. L’attacco è stato riferito da fonti iraniane, mentre altri resoconti provenienti dall’area hanno parlato di nuove operazioni nella regione.

Poche ore prima, esplosioni erano state segnalate a Buqayq, in Arabia Saudita, dopo un attacco con missili balistici attribuito alle forze yemenite. Successivamente, fonti locali hanno riferito di detonazioni anche nei pressi dell’aeroporto di Riad, aggiungendo un ulteriore elemento di tensione a uno scenario già segnato dallo scontro tra Teheran, Washington e i rispettivi alleati.

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