Spesa militare italiana, nel 2027 oltre 40 miliardi
Il disegno di legge di bilancio prevede 4,5 miliardi aggiuntivi e 17,2 miliardi per i nuovi armamenti
Nel 2027 la spesa militare italiana supererà i 40 miliardi di euro, con un aumento di oltre 6 miliardi rispetto al 2026. Il dato emerge dalle tabelle del disegno di legge di Bilancio trasmesso dal governo Meloni al Parlamento e analizzato dall’osservatorio Milex.
GioiaPura
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I fondi aggiuntivi della manovra
La nuova legge di bilancio aggiunge 4,5 miliardi alle risorse già previste dalla legislazione vigente. L’incremento, pari allo 0,19% del Pil, sarà finanziato attraverso la clausola nazionale che consente di aumentare il deficit per le spese legate alla difesa, rispettando il percorso concordato con l’Unione europea.
Di questa somma, 2,6 miliardi sono destinati all’acquisto di armamenti. Altri 1,5 miliardi riguardano strutture e attività non operative: 985 milioni andranno alla direzione amministrativa e 503 milioni agli Stati maggiori della Difesa. Rispetto alla prima legge di bilancio del governo Meloni, varata nel 2023, la spesa militare diretta risulta cresciuta di 13,3 miliardi, pari al 50%.
Armi, spesa in crescita
Il bilancio gestito dal Ministero della Difesa raggiungerà 38,8 miliardi, contro i 32,4 del 2026: l’aumento è del 19,8%. Nel 2017 le risorse ammontavano a 19,7 miliardi. Al netto dei compiti civili svolti dai Carabinieri, la quota per il personale militare di Esercito, Marina e Aeronautica salirà di 540 milioni, fino a 12,8 miliardi.
Le risorse complessive per i nuovi sistemi d’arma sfioreranno invece 17,2 miliardi, sommando i fondi della Difesa a quelli trasferiti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per sostenere l’industria aerospaziale e bellica. In dodici mesi la crescita sarà del 30,7%. La voce dedicata all’ammodernamento, alla ricerca e all’acquisto di armamenti passerà da 8,76 a 12,05 miliardi.
Il conto complessivo
Gli acquisti di armamenti rappresenteranno il 43% della spesa militare diretta, rispetto al 38,8% dell’anno precedente. Per sostenere l’aumento di contratti e pagamenti, le spese amministrative e quelle per gli uffici centrali saliranno da 2.760 a 4.305 milioni. I servizi generali della direzione amministrativa passeranno da 802 a 1.824 milioni.
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Nel calcolo di Milex rientrano anche 3,69 miliardi assegnati al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il 90% dei fondi del Ministero dell’Economia destinati alle missioni internazionali, pari a 1,45 miliardi, e 4,2 miliardi stimati per le pensioni del personale militare. Il totale supera così i 40 miliardi.
Considerando inoltre gli investimenti per le basi statunitensi in Italia e la partecipazione italiana a programmi militari europei, la cifra arriva a 41,16 miliardi, l’1,72% del Pil. L’aumento rispetto al 2026 è del 17,6%. Il dato resta riferito a un calcolo più ampio di quello della sola difesa e viene confrontato con l’obiettivo della Nato del 3,5% per la difesa pura entro il 2035.
Il documento atteso dal Parlamento
Secondo Milex, il quadro resta privo di informazioni dettagliate perché il Ministero della Difesa non ha ancora consegnato alle Camere il Documento Programmatico Pluriennale, atteso ad aprile e quindi in ritardo di sette mesi. Quel testo dovrebbe indicare quali programmi militari saranno finanziati, con quali quantità e per quali importi complessivi.
L’assenza del documento impedisce di ricostruire i singoli progetti di riarmo e di verificare il passaggio dal bilancio ordinario della Difesa al conteggio utilizzato in ambito Nato. In questa classificazione sono comprese anche voci esterne alla difesa in senso stretto, grazie alle quali il governo ha indicato il superamento del 2% del Pil negli impegni internazionali, a fronte di una spesa per la sola difesa che superava di poco l’1,46%.
Dal 2035, inoltre, il riferimento sarà il nuovo obiettivo del 5%, calcolato includendo anche le spese per la sicurezza interna e per le infrastrutture critiche.
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