Spagna, la casa accende la piazza: la protesta ora guarda oltreconfine
Dopo il no del Parlamento ai decreti sulla crisi abitativa, il movimento degli inquilini rilancia la mobilitazione e punta a estendere le proteste in Europa.
La mobilitazione per il diritto alla casa in Spagna non sembra destinata a esaurirsi dopo le manifestazioni di sabato. Per Miriam Bue, portavoce della Confederación de Sindicatos de Inquilinas, la protesta sta assumendo una dimensione più ampia: dalla crisi degli affitti alla contestazione delle politiche del governo centrale e di quello di Madrid, fino alla costruzione di una rete internazionale.
Uno sfratto ha fatto esplodere la rabbia
A far emergere con forza il malcontento è stato il caso di Maricarmen Abascal, protagonista di uno sfratto definito da Bue particolarmente duro. Secondo la portavoce, quell’episodio non ha creato la protesta, ma ha dato una forma visibile a un disagio già radicato in una popolazione che considera l’emergenza abitativa la propria principale preoccupazione.
La tensione è aumentata dopo il voto parlamentare di venerdì 2 ottobre, quando sono stati respinti i due decreti promossi dal primo ministro socialista Pedro Sánchez per rafforzare le garanzie degli affittuari. Contro i provvedimenti si sono schierati il Partito Popolare, Vox e l’Unione del Popolo Navarro; determinanti sono risultati anche i deputati di Junts, formazione indipendentista catalana.
Il governo ora rischia una nuova crisi
Dopo la bocciatura, Sánchez si è preso alcuni giorni per valutare l’ipotesi di elezioni anticipate. Junts, consapevole del peso avuto nel voto, ha intanto chiesto al Partito Socialista di aprire un confronto sulla propria proposta in materia di casa, lasciando aperta una trattativa dagli esiti ancora incerti.
Bue sostiene che il risultato parlamentare abbia chiarito, a suo giudizio, quali interessi siano realmente tutelati. Nel mirino della sindacalista ci sono l’oligarchia economica, i fondi speculativi e le società immobiliari; accusa inoltre diversi deputati di trarre reddito dal patrimonio di loro proprietà. “La bocciatura dei decreti dimostra per chi stanno governando”, afferma.
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Le richieste degli inquilini
Il movimento vuole trasformare l’abitazione da bene commerciale a diritto garantito. Tra gli obiettivi indicati figurano contratti di locazione senza scadenza prefissata, norme più stringenti sugli affitti stagionali e sulle stanze, oltre a una sospensione degli sfratti.
La portavoce riconosce però la complessità del confronto con una coalizione di governo composta da forze diverse e non sempre concordi. Per questo, annuncia, le iniziative proseguiranno e saranno rafforzate: nelle piazze, compreso l’accampamento di Puerta del Sol, si tengono assemblee rivolte a definire strategie comuni e a riportare l’organizzazione nei quartieri colpiti dalla trasformazione degli immobili in strumenti finanziari.
Da Madrid parte una rete europea
La possibilità che il modello spagnolo venga ripreso in altri Paesi è considerata concreta. La scorsa settimana Madrid ha ospitato un incontro internazionale sul diritto alla casa, al quale hanno partecipato anche collettivi italiani, mentre in diverse realtà europee mancano ancora interventi adeguati per affrontare l’aumento degli affitti e degli sfratti.
Secondo Bue, la solidarietà tra i movimenti sta già crescendo e ogni Paese potrà adattare quelle rivendicazioni alle proprie condizioni. “Tutto è appena iniziato”, sostiene la portavoce, spiegando che la protesta sta coinvolgendo anche persone mai entrate prima nelle assemblee per la casa o nelle mobilitazioni sindacali. Il movimento, aggiunge, non vuole che si ripetano altri casi come quello di Maricarmen Abascal.
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