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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Spaghetti, polpette e Vesper: cosa racconta davvero il cibo al cinema

Un libro di Marco Lombardi analizza 111 film e mostra come piatti, bevande e cucine diventino strumenti per definire personaggi, epoche e svolte narrative.

A tavola, sul set, nulla è davvero neutrale. Un piatto, una bevanda o persino una cucina possono rivelare il carattere di un personaggio, suggerire un conflitto e collocare una storia in un preciso ambiente culturale. È da questa idea che parte il volume di Marco Lombardi, dedicato al rapporto tra gastronomia e cinema.


Quando il cibo diventa racconto

Giornalista e critico cinematografico, docente alla Sapienza Università di Roma di giornalismo culturale e di costume e storia dell’alimentazione, Lombardi ha raccolto in “Saporama. Il senso del cibo per un film” la sua esperienza di gastronomo e ideatore della Cinegustologia. Il libro, pubblicato da FrancoAngeli, prende in esame 111 pellicole e le presenta come altrettanti menu, con tanto di bevande.

L’obiettivo non è compilare un semplice elenco di ricette viste sul grande schermo. L’analisi mostra invece che la scelta di ciò che compare in tavola risponde spesso a una precisa esigenza narrativa: il cibo può accompagnare una trasformazione, sottolineare uno stato d’animo, definire un rapporto di potere o restituire l’identità di una comunità.


Dai classici alla cultura pop

Il percorso attraversa decenni, Paesi e generi molto diversi. Si va dalla mozzarella in carrozza di “Ladri di biciclette” alle polpette al sugo di “Quei bravi ragazzi”, passando per i noodles in brodo di “Blade Runner”, il minestrone de “La grande bellezza” e il bagel di “Everything, Everywhere, All at once”.

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Anche le provenienze cinematografiche sono numerose: nel volume trovano spazio il gazpacho di “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”, il polpo crudo di “Old Boy” e la crème brûlée de “Il favoloso mondo di Amélie”. Non mancano incursioni in generi e immaginari differenti, dalla charlotte alla panna di “C’era una volta in America” al Vesper Martini di “Casino Royale”, fino alla ciambella glassata de “I Simpson – Il film”.


Un’analisi corale del gusto

Le scene esaminate collegano ogni alimento agli snodi della trama e alla costruzione dei protagonisti, ma anche alle culture e ai periodi storici evocati dalle pellicole. Il cibo diventa così una forma di linguaggio capace di agire accanto ai dialoghi e alle immagini.

“Saporama. Il senso del cibo per un film” comprende inoltre gli interventi di Christian Ruggiero, Gian Marco Tognazzi, Andrea Scarpa e Cristina Bowerman. Il volume di Marco Lombardi conta 244 pagine e costa 29 euro.

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