Sommi-Friedman, la diretta si accende: accuse e minacce di querela
A Omnibus il confronto sulle proteste di Milano degenera dopo il riferimento ai presunti filoputiniani e al caso giudiziario di Alessandro Orsini.
«Siamo alla frutta, come dicono in Calabria»: la battuta del conduttore Giuseppe Greco ha chiuso tra ironia e tensione il confronto televisivo tra Luca Sommi e Alan Friedman. Poco prima, il giornalista statunitense aveva insistito con espressioni come «signorino» e «piccolo signore», mentre Sommi reagiva sorridendo alle provocazioni.
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Il precedente giudiziario evocato in studio
Nel mezzo della discussione, Sommi ha richiamato il caso di Alessandro Orsini, sociologo e professore associato alla Luiss Guido Carli di Roma. Il riferimento riguardava un articolo pubblicato il 5 giugno 2022 dal Corriere della Sera, intitolato “Influencer e opinionisti. Ecco i putiniani d’Italia”, nel quale compariva anche la fotografia del docente.
Orsini aveva avviato una causa civile contro Rcs, il direttore Luciano Fontana e le giornaliste Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini. In primo grado, il Tribunale di Milano ha stabilito un risarcimento di 27.500 euro, oltre a circa 5mila euro per le spese processuali.
Il termine che fa esplodere il confronto
Il passaggio decisivo è arrivato quando Friedman ha parlato di esponenti filoputiniani, sostenendo che alcuni difendano il presidente russo e che tra loro possano esserci giornalisti legati a pubblicazioni favorevoli alla propaganda del Cremlino. Sommi ha reagito mettendolo in guardia: «Attento a dare del filoputiniano: le querele poi si pagano».
Friedman ha letto quelle parole come una minaccia e ha chiesto spiegazioni. Sommi ha negato l’intento intimidatorio, invitando però alla prudenza nell’utilizzo di certe etichette e ricordando che, a suo giudizio, il termine è già stato impiegato in passato contro persone che si limitavano a discutere delle responsabilità e degli effetti della guerra.
La disputa sulle parole usate
Il giornalista americano ha replicato di non avere indicato né una testata né una persona precisa. Ha sostenuto di essersi riferito in modo generale ai cosiddetti putiniani presenti in Italia e ha respinto l’idea che potesse essere chiamato a rispondere di un’accusa rivolta a qualcuno in particolare.
Sommi, tuttavia, ha collegato la frase di Friedman al proprio intervento precedente. Secondo il conduttore di Accordi & Disaccordi, l’accenno ai giornalisti filoputiniani era arrivato subito dopo la sua distinzione tra il giudizio politico sulle difficoltà dell’Europa e l’eventuale presenza di un’azione russa nelle reti sociali.
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Milano, il disagio non nasce a Mosca
All’origine della lite c’era l’interpretazione delle proteste giovanili di Milano. Sommi aveva respinto la tesi secondo cui la rabbia dei manifestanti sarebbe stata principalmente il risultato di una regia russa, indicando invece inflazione, disuguaglianze e riduzione del potere d’acquisto come elementi centrali.
Nel suo ragionamento aveva descritto una parte dei giovani coinvolti come figli di immigrati di seconda generazione o appartenenti alle fasce economicamente più fragili. A suo avviso, la difficoltà di molte famiglie e l’assenza di interventi incisivi sui grandi patrimoni contribuiscono a spiegare l’esasperazione sociale.
«Mi viene da sorridere al pensiero che il disagio giovanile in Italia e in Europa sia colpa delle infiltrazioni di Putin», aveva detto Sommi, definendo il fenomeno un problema strutturale. Aveva inoltre osservato che la protesta di ragazzi molto giovani rappresenta il segnale di una sperequazione diventata estrema.
L’ipotesi della strumentalizzazione
Antonio Di Bella, ex direttore del Tg3, aveva introdotto una distinzione poi ripresa da Friedman. Le tensioni, secondo la sua lettura, non sarebbero state create direttamente dalla Russia, ma potrebbero essere sfruttate dal governo di Vladimir Putin per presentare le difficoltà europee come la prova della crisi dell’Occidente.
Di Bella aveva citato anche Aleksandr Dugin, ideologo nazionalista russo, per sostenere che non occorra immaginare un regista occulto degli scontri. La sua tesi era che proteste e conflitti sociali nascano da condizioni reali, ma possano essere successivamente alimentati e utilizzati da attori esterni.
Il confronto è andato in onda durante Omnibus, programma di La7, con Sommi — giornalista del Fatto Quotidiano e conduttore di Accordi & Disaccordi — collegato con Friedman. Il tema delle possibili interferenze russe nelle tensioni europee ha così lasciato spazio a un duro scambio personale, chiuso dall’intervento di Greco e dalle ultime provocazioni in diretta.
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