Carceri per minori: la proposta di Nordio accende lo scontro politico
Il ministro ipotizza l’uso di spazi destinati agli adulti per affrontare la crisi degli istituti minorili, ma le opposizioni chiedono di fermare il progetto e contestano l’impostazione del governo.
L’ipotesi di utilizzare alcuni reparti delle carceri per adulti allo scopo di ospitare minorenni detenuti ha aperto un nuovo fronte di scontro tra il governo e le opposizioni. A proporla è stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha collegato la possibilità all’aumento degli arresti di giovani ritenuti violenti e alla difficoltà del sistema penitenziario minorile di accogliere nuovi ingressi.
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Nordio punta sulla capacità degli istituti
Parlando durante la trasmissione Start, su Sky TG24, il Guardasigilli ha sostenuto che l’attuale situazione richiede interventi immediati. Secondo Nordio, l’ondata di arresti riguardante minorenni sarebbe un fenomeno senza precedenti per dimensioni e avrebbe aggravato le difficoltà delle strutture dedicate ai più giovani.
Il ministro ha riferito che il ministero sta valutando due strade: aumentare i posti disponibili negli istituti minorili attraverso nuove risorse, pur definite limitate, oppure raggiungere intese per riservare ai minorenni alcune aree delle carceri oggi destinate agli adulti. «Ci sono momenti in cui, purtroppo, bisogna mandare in carcere i minori violenti», ha affermato Nordio, spiegando che sul tema si è già svolta una riunione operativa.
La stessa intervista era stata già segnata da un’altra dichiarazione destinata a suscitare polemiche: il ministro aveva evocato la possibile presenza di infiltrazioni mafiose nelle proteste degli autotrasportatori. Le nuove parole sui giovani hanno però spostato rapidamente il centro del dibattito sulla giustizia minorile.
Conte chiede le dimissioni
La reazione delle opposizioni è stata immediata. Il Movimento 5 Stelle ha interpretato l’uscita del ministro come un tentativo dell’esecutivo di inseguire le posizioni di Roberto Vannacci, oppure, nella lettura più severa, come il segnale di una deriva autoritaria. Giuseppe Conte ha chiesto a Nordio di lasciare l’incarico: «Se parli così, allora non sei un politico: devi andare a casa».
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Il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Luca Pirondini, ha accusato il governo di ignorare le condizioni sociali in cui vivono molti ragazzi. A suo giudizio, tra affitti proibitivi, residenze universitarie costose e difficoltà nell’acquisto di una casa senza il sostegno della famiglia, una generazione rischia di restare ai margini. Pirondini ha quindi contrapposto il tema dell’emergenza abitativa all’attenzione riservata all’ampliamento delle strutture carcerarie.
Il Partito Democratico attacca il modello
Anche il Partito Democratico ha definito molto gravi le parole del ministro. Per i dem, l’orientamento del governo sarebbe quello di trattare il disagio giovanile soprattutto come un problema di ordine pubblico, privilegiando la detenzione rispetto a percorsi di recupero e reinserimento.
Michela Di Biase ha contestato in particolare l’idea di avvicinare il trattamento penitenziario dei minorenni a quello previsto per gli adulti. La deputata ha sostenuto che una simile scelta cancellerebbe la distinzione tra le due categorie, indebolirebbe il principio del superiore interesse del minore e metterebbe a rischio le garanzie costruite nel corso di decenni attraverso norme e convenzioni internazionali.
Secondo Di Biase, il sistema della giustizia minorile sarebbe stato progressivamente ridimensionato, mentre resterebbero insufficienti gli investimenti in scuola, prevenzione e sostegno sociale. «Non si investe nel recupero: si costruiscono nuove celle», ha sintetizzato, descrivendo la proposta come una svolta pericolosa e distante dalla funzione rieducativa attribuita alla giustizia minorile.
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