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Attualità 2 min di lettura2 giorni fa

Software forense e Russia: il caso che tocca anche l’Italia

Un’azienda con base negli Stati Uniti è finita al centro di accuse sulle sue origini russe e sull’impiego dei suoi strumenti in Europa.

La denuncia presentata negli Stati Uniti non afferma che i programmi di Oxygen Forensics contenessero codice ostile. Non emerge neppure, secondo l’accusa, che l’azienda abbia violato i sistemi dei clienti o consultato senza autorizzazione le loro informazioni.


Nessuna prova di accessi abusivi

Il caso riguarda quindi soprattutto la proprietà e la gestione della società, più che un presunto attacco informatico. Le autorità americane sostengono infatti che dietro la struttura formalmente statunitense operasse un gruppo con sede in Russia.

Secondo i documenti esaminati da Politico.eu, gli stessi proprietari russi avrebbero avuto il controllo di MKO Systems. Questa società commercializzava una tecnologia analoga presso l’Fsb e il ministero dell’Interno russo, creando un collegamento tra i prodotti destinati ai clienti occidentali e quelli venduti in Russia.


Il nodo dei progetti europei

Gli strumenti di Oxygen Forensics sarebbero comparsi in almeno due iniziative sostenute dall’Unione Europea, dedicate alla raccolta, all’elaborazione e alla circolazione delle prove digitali. Tra queste figura Inspectr, programma finanziato da Horizon 2020 e rimasto attivo fino al 2023.

La Commissione europea ha però fornito una precisazione rilevante: Oxygen non avrebbe fatto parte dei consorzi responsabili dei due progetti. Di conseguenza, l’azienda non avrebbe ricevuto direttamente fondi dell’Unione Europea.

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Dalla Virginia alle indagini italiane

Oxygen Forensics risulta ufficialmente insediata in Virginia e produce applicativi capaci di acquisire e interpretare dati contenuti in telefoni e computer. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ritiene tuttavia che lo sviluppo e la gestione tecnica fossero affidati a una squadra operativa in Russia, guidata dal cittadino russo Oleg Sergeyevich Davydov.

Un documento tecnico della Procura di Sassari, datato aprile 2026, inserisce Oxygen Forensics tra le soluzioni che la polizia giudiziaria può utilizzare per prelevare ed esaminare i contenuti dei dispositivi mobili. La presenza del software in quella documentazione indica dunque che la tecnologia è stata considerata anche nell’ambito delle attività investigative italiane.

L’azienda, in base alle informazioni riportate, avrebbe inoltre fornito i propri servizi a corpi di polizia europei. L’inchiesta giornalistica si basa su atti del Dipartimento di Giustizia Usa e sulla documentazione relativa all’impiego dei programmi nel continente.

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