Social e minori di 14 anni: Meloni apre, ma resta il nodo legge
La presidente del Consiglio dice di non essere contraria al divieto, mentre le opposizioni accusano il governo di aver rallentato per mesi l’iter parlamentare.
Il divieto di accesso ai social per i minori di 14 anni torna al centro del confronto politico, ma la presa di posizione di Giorgia Meloni non chiude la disputa. La presidente del Consiglio ha chiarito di non essere contraria alla misura e ha rimesso al Parlamento la decisione sull’eventuale ripresa del lavoro già avviato.
Nel frattempo, le opposizioni sostengono che proprio l’esecutivo abbia impedito alla proposta di arrivare all’approvazione. Il tema si intreccia anche con il decreto sicurezza, che introduce nuove responsabilità e pene legate all’uso delle piattaforme digitali durante le manifestazioni.
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Meloni rimanda la scelta al Parlamento
Parlando con Repubblica, Meloni ha riconosciuto l’esistenza di un percorso trasversale già sviluppato tra diversi gruppi politici. «Non sono contraria», ha affermato a proposito del divieto per gli under 14, aggiungendo che spetta al legislatore valutare se riprendere il testo elaborato nei mesi scorsi.
La presidente del Consiglio non ha quindi annunciato una nuova iniziativa del governo, ma ha indicato nelle Camere il luogo in cui decidere come procedere. La proposta, secondo quanto riferito dalle opposizioni, era stata preparata grazie alla collaborazione tra Marianna Madia, la senatrice Lavinia Mennuni di Fratelli d’Italia e la senatrice Simona Malpezzi del Partito Democratico.
Le accuse: proposta ferma da mesi
Madia, deputata di Italia Viva-Casa Riformista, ha contestato la ricostruzione della premier e ha definito la sua dichiarazione un tentativo di recuperare un ritardo attribuito all’esecutivo. Secondo la parlamentare, il testo era pronto per essere esaminato dal Senato già a maggio, ma i ministri non avrebbero trasmesso i pareri necessari, bloccandone di fatto il cammino.
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La deputata ha annunciato la presentazione immediata di un emendamento al decreto sicurezza, invitando gli altri gruppi parlamentari a sottoscriverlo. In questo modo, ha spiegato, sarà possibile verificare concretamente quanto il governo sia disposto a sostenere la norma. Madia ha inoltre richiamato l’approvazione di misure analoghe in altri Paesi e il lavoro della Commissione europea sul Kids Act.
Il decreto sicurezza al centro dello scontro
Il provvedimento approvato dal governo prevede il reato di partecipazione violenta a una manifestazione, punibile fino a 5 anni di carcere. Se i social vengono utilizzati per organizzare le piazze, è prevista un’aggravante che può portare la pena fino a 12 anni; in caso di danneggiamenti, inoltre, i genitori dei minori coinvolti dovranno risarcire i danni.
Su questo quadro si è inserita anche la critica di Barbara Floridia, senatrice del Movimento 5 Stelle. A suo giudizio, le proposte sul divieto sarebbero ferme in Parlamento da oltre due anni, nonostante la maggioranza controlli i lavori delle Camere.
Floridia ha sostenuto che la responsabilità dello stallo non sia del Parlamento in generale, ma di chi ne rallenta l’attività. La senatrice ha collegato l’atteggiamento del governo al timore di entrare in conflitto con le grandi piattaforme tecnologiche e con gli interessi dei loro proprietari, citando anche il possibile rapporto politico con Donald Trump.
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