Cortina, la pista resta di cemento: il ghiaccio olimpico non parte
L’impianto avrebbe dovuto accogliere gli allenamenti dal 20 ottobre, ma il circuito è ancora fermo e Comune e Simico si rimpallano le responsabilità.
Il calendario olimpico è già alle porte, ma a Cortina il ghiaccio non è ancora arrivato. Lo Sliding Centre, destinato a bob, skeleton e slittino, avrebbe dovuto iniziare le attività il 20 ottobre: invece il tracciato è ancora una lunga superficie di cemento e le squadre in attesa non possono allenarsi.
La situazione appare ancora più evidente se confrontata con quella di altri impianti europei, già preparati per la stagione in Lettonia e Norvegia. Restano così ferme le discese sulla pista ribattezzata da Luca Zaia “Guggenheim Museum” e da Matteo Salvini “Cupola del Brunelleschi”.
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Il primo inverno parte in salita
L’impianto, costato 133 milioni di euro, avrebbe dovuto rappresentare una delle principali eredità dei Giochi di Milano Cortina 2026. Il ritardo rischia invece di complicare l’avvio della prima stagione agonistica, nella quale sono previsti appuntamenti internazionali tra novembre 2026 e febbraio 2027.
Il programma comprende le competizioni giovanili di slittino, la Coppa Europa di skeleton e le prove di Coppa del Mondo di bob, skeleton e slittino. A oggi, però, non è stata comunicata neppure la data del collaudo conclusivo, mentre l’impresa Pizzarotti è ancora impegnata in alcune lavorazioni all’interno dell’area.
Comune e Simico si rimpallano il controllo
La gestione dell’impianto è formalmente ancora nelle mani del commissario straordinario Fabio Massimo Saldini, amministratore delegato di Società Infrastrutture Milano Cortina, struttura pubblica controllata dal ministero guidato da Salvini e responsabile di opere olimpiche per circa 4 miliardi di euro.
Il Comune di Cortina ha ricevuto soltanto la centrale frigorifera. Per il resto dell’impianto, escluse le zone ancora interessate dai lavori, l’amministrazione ha sottoscritto un accordo con Simico per poter svolgere allenamenti e gare. Il sindaco Gianluca Lorenzi sostiene però che il protocollo firmato il 12 ottobre lasci la disponibilità complessiva alla struttura commissariale: l’ingresso dei dipendenti comunali e di Se.Am, società che gestisce gli impianti pubblici locali, non equivarrebbe infatti alla presa in consegna della pista.
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Il direttore dei lavori Michele Titton ha fornito una ricostruzione diversa, spiegando: “I motori non sono stati avviati perché mancano i tecnici”. Secondo l’ingegnere, la centrale è stata trasferita in via definitiva, mentre il percorso di gara è stato affidato al Comune soltanto provvisoriamente.
Per il freddo servono altri passaggi
La macchina frigorifera, da sola, non basta a trasformare il cemento in una pista utilizzabile. Centrale e tracciato devono essere collegati per consentire al glicole di circolare lungo il percorso, che supera un chilometro e mezzo, e creare così lo strato ghiacciato.
Nel frattempo il Comune ha affidato a Longofrigo, il 15 ottobre, il controllo e la manutenzione programmata della centrale. Il contratto annuale vale 48mila euro; a settembre erano già stati spesi 25mila euro per la manutenzione ordinaria e altri 21mila per cambiare le valvole di sicurezza. L’esborso complessivo raggiunge quindi 100mila euro, senza che l’impianto di refrigerazione sia ancora entrato in funzione.
Resta inoltre da completare la sistemazione esterna: dovranno essere messi a dimora più di 10mila giovani abeti al posto del bosco di larici. L’intervento, inizialmente programmato per luglio 2026 e poi rinviato al 16 ottobre, non è partito nemmeno entro l’ultima scadenza. La possibilità di recuperare il ritardo dovrebbe essere verificata nei prossimi giorni, ma l’avvio della struttura non è stato automatico come annunciato.
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