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Attualità 1 min di lettura4 ore fa

Sinner, il ginocchio frena ancora: l’ombra dell’operazione

La lunga pausa dopo Wimbledon si allunga: tra esami, terapie e possibili scelte chirurgiche, il rientro di Jannik resta legato alla risposta del ginocchio destro.

Il problema al ginocchio destro continua a condizionare Jannik Sinner e ha già fatto saltare quattro appuntamenti, compreso quello di Pechino. La durata dell’infortunio, più lunga rispetto alle previsioni iniziali, ha aperto anche alla possibilità di un intervento, ma prima di decidere saranno fondamentali i prossimi accertamenti e l’effetto della terapia.


Il ginocchio resta il grande dubbio

L’infiammazione riguarda la zona laterale del ginocchio e potrebbe essere connessa allo stress prodotto da movimenti ripetuti e carichi elevati. In situazioni simili, il primo approccio normalmente non prevede la chirurgia: si punta su riposo, diminuzione dell’attività, fisioterapia e potenziamento mirato della muscolatura.

Per Sinner, tuttavia, il recupero non sta procedendo nei tempi auspicati. Proprio il persistere dei fastidi rende necessaria una valutazione approfondita prima di stabilire il percorso successivo. Gli esami previsti tra Milano e Torino serviranno a chiarire se il trattamento conservativo sta funzionando oppure se sarà necessario prendere in considerazione una soluzione più invasiva.

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Shanghai resta un obiettivo incerto

Dopo il trionfo di Wimbledon, il tennista altoatesino aveva scelto di interrompere temporaneamente l’attività per curare il problema. In seguito sono arrivate le rinunce a Montreal, Cincinnati, agli US Open e, più recentemente, al torneo di Pechino: una sequenza che ha allungato ulteriormente lo stop.

L’idea attuale è provare a rientrare al Masters 1000 di Shanghai, in calendario dal 7 ottobre. La partecipazione, però, dipenderà dalla risposta del ginocchio e dal parere dei medici; un eventuale intervento farebbe inevitabilmente slittare il ritorno in campo. Sinner, infatti, intende evitare di forzare i tempi e correre il rischio di trasformare l’infortunio in un’assenza ancora più lunga.

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