Milano 2027, Sala lancia la sfida: il centrodestra deve scegliere il nome
Il sindaco invita a passare dalle polemiche sui cantieri a un progetto concreto, mentre Meloni e gli alleati valutano tre possibili candidati per Palazzo Marino.
La prossima partita per Palazzo Marino si giocherà anche sul futuro urbanistico della città. Beppe Sala, intervenuto il 28 settembre, ha chiesto ai partiti di abbandonare la sola denuncia dei problemi e di presentare agli elettori un piano concreto; intanto il centrodestra ha avviato il confronto sul candidato alle amministrative della primavera 2027.
Sala mette alla prova i successori
A margine dell’assemblea generale dei costruttori di Assimpredil-Ance, il sindaco ha indicato l’urbanistica come uno dei temi destinati a pesare nella campagna elettorale, anche alla luce delle inchieste sui presunti abusi edilizi. Il suo appello è stato netto: «Non continuiamo a citare il problema, diamo una soluzione».
Sala ha aggiunto che, a 7-8 mesi dalle elezioni, i milanesi possono ancora ascoltare le critiche rivolte all’amministrazione, ma alla fine premieranno chi saprà proporre un progetto credibile per modificare la situazione. Il messaggio rivolto a chi aspira a succedergli è quindi concentrato sui contenuti e sulle risposte da offrire alla città.
Tre nomi per il centrodestra
La coalizione di governo deve ora restringere il campo tra tre profili. In discussione ci sono Matteo Perego, sottosegretario alla Difesa ed esponente di Forza Italia, Silvia Sardone, europarlamentare della Lega, e Maurizio Lupi, presidente di Noi moderati.
Nelle ultime ore, secondo quanto emerso, Giorgia Meloni ha incontrato Matteo Salvini, Antonio Tajani e Lupi per affrontare proprio la scelta del candidato. Le quotazioni di Perego sarebbero aumentate, mentre Salvini continua a sostenere Sardone, anche in vista del congresso della Lega previsto a ottobre. La candidatura di Lupi, invece, ha ricevuto un’appoggio deciso da Ignazio La Russa, presidente del Senato.
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Primarie o scelta condivisa
Resta aperta la procedura con cui la coalizione individuerà il proprio rappresentante. Il centrodestra dovrà stabilire se ricorrere alle primarie oppure affidarsi a una designazione comune tra i partiti della maggioranza.
Sardone aveva sollecitato un confronto pubblico già il 20 settembre, dal palco di Pontida, con il sostegno esplicito di Salvini. In quell’occasione aveva rilanciato l’idea delle primarie: «Noi siamo pronti e ci siamo».
Il centrosinistra non ha deciso
Anche l’area progressista deve ancora sciogliere il nodo della candidatura. Da una parte resta l’ipotesi di un nome riconoscibile della società civile, come Mario Calabresi; dall’altra viene valutata una figura direttamente legata al Partito Democratico milanese, tra cui Pierfrancesco Majorino.
La definizione dei due schieramenti procede dunque su piani ancora distinti: il centrosinistra deve scegliere tra un profilo esterno e una candidatura di partito, mentre il centrodestra discute sia i nomi sia il metodo per arrivare alla decisione finale.
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