Silvia Salis, la lezione dello sport che smaschera la politica
Dalla misura dei centimetri e dei secondi alla complessità delle decisioni pubbliche: il percorso che ha portato la sindaca di Genova dal campo alla politica.
Per raccontare il proprio approdo alla politica, Silvia Salis sceglie di non partire dall’inizio, ma dal punto in cui si trova oggi: è la sindaca di Genova, la città in cui è nata e alla quale è profondamente legata. È trascorso poco più di un anno da quel lunedì di maggio del 2025 che ha segnato una svolta nella sua vita.
Prima delle istituzioni, però, c’è stato l’atletica. È tra piste, allenamenti, infortuni e competizioni che Salis ha costruito il proprio modo di leggere la realtà, imparando a distinguere ciò che è concreto dalle parole usate per renderlo più accettabile.
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La pista non concede alibi
Nello sport il risultato non dipende dalla versione che si offre di sé. Se la preparazione è insufficiente o la paura prende il sopravvento, gli avversari lo capiscono; al termine della gara restano una misura, un tempo, una posizione in classifica. La prestazione non può essere corretta con interpretazioni favorevoli o con una narrazione alternativa.
Secondo Salis, questa esperienza finisce per modificare il rapporto con la vita. L’atleta si abitua a confrontarsi con una realtà poco filtrata, nella quale si può vincere, perdere o arrivare a un risultato intermedio, ma non si può trasformare facilmente l’esito in qualcosa di diverso. È una disciplina che obbliga a riconoscere i propri limiti e a non nascondere le responsabilità.
Quando la curiosità diventa inquietudine
Il passaggio verso la politica, nel suo racconto, non nasce da un progetto coltivato a lungo né da una vocazione dichiarata. A spingerla fuori dal perimetro del campo è inizialmente il desiderio di capire che cosa accada in un mondo dove le conseguenze delle decisioni non sono immediate e dove le responsabilità possono distribuirsi fino a diventare difficili da individuare.
Con il tempo, quella curiosità si trasforma in attenzione per le disuguaglianze e per i piccoli malfunzionamenti del sistema. La domanda non riguarda più soltanto il funzionamento della società, ma anche il potere: chi stabilisce le regole, chi prende le decisioni e chi ne paga gli effetti.
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Il contrasto con il linguaggio politico
Salis descrive la politica come uno spazio nel quale contano sfumature, mediazioni, slogan, distinguo e prese di distanza. Un ambiente molto diverso dalla gara sportiva, dove l’esito viene registrato in modo diretto e verificabile. Proprio per questo, l’esperienza maturata nell’atletica le consente di percepire più rapidamente la distanza tra ciò che viene detto e ciò che accade davvero.
A un certo punto, osservare non le basta più. La separazione tra la propria vita e ciò che succede intorno si spezza: non è più possibile considerare le disuguaglianze o le decisioni collettive come problemi estranei. L’ingresso nella politica avviene così quasi senza essere programmato, mentre l’attenzione sembrava ancora rivolta soltanto alla carriera sportiva.
Dal campo alla guida di Genova
Il percorso raccontato da Salis conduce infine alla carica di sindaca della sua città. L’atletica non le ha trasmesso soltanto un mestiere, ma anche un criterio per affrontare la realtà: misurarsi con i fatti, riconoscere gli errori e diffidare delle spiegazioni che cercano di sostituire il risultato.
Il suo libro, “È già domani”, è pubblicato da Feltrinelli: 272 pagine, al prezzo di 18 euro. Sono previsti incontri con l’autrice il 14 ottobre alle 18 nella Libreria Feltrinelli di via Ceccardi, a Genova, insieme a Corrado Formigli; il 17 ottobre alle 18 nella sede di Piazza Piemonte, a Milano; e il 25 ottobre alle 19 al Teatro Puccini di Firenze.
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