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Attualità 2 min di lettura3 min fa

Siher, la Procura teme nuove mosse: chiesto il carcere

Per i pm milanesi il ricercatore avrebbe coordinato indicazioni studiate per eludere i controlli e potrebbe reiterare il reato o fuggire.

La Procura di Milano ha chiesto che Youssef Siher resti in carcere dopo il fermo seguito agli scontri nel centro del capoluogo lombardo. Il ricercatore trentenne, italiano di origini marocchine, è indicato dagli inquirenti come l’ideatore del canale social Movimento 17 ottobre. La convalida dell’arresto è attesa oggi.

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Il rischio di nuove iniziative

La richiesta dei magistrati si fonda su due motivi cautelari: il possibile allontanamento dell’indagato e il pericolo che possa commettere nuovamente il reato. Nel provvedimento, il procuratore Marcello Viola e la pm Francesca Crupi sostengono quindi che una misura meno rigida non sarebbe sufficiente.

Secondo la ricostruzione della Procura, Siher avrebbe messo a disposizione competenze informatiche tali da poter «sviluppare una strategia rivoluzionaria». Gli investigatori attribuiscono alle comunicazioni rivolte agli utenti un carattere organizzato, non limitato a indicazioni occasionali sui raduni.


Perché i domiciliari non bastano

Nel documento presentato dai pm, la scelta dei luoghi degli incontri viene descritta come funzionale a rendere più complesso l’intervento delle forze dell’ordine. Le istruzioni diffuse attraverso il canale sarebbero dunque state inserite in un piano preciso, con l’obiettivo di ostacolare i controlli durante le iniziative.

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È proprio questa valutazione a spingere la Procura a escludere gli arresti domiciliari, ritenuti inadeguati rispetto ai rischi individuati. La decisione finale spetterà al giudice chiamato a esaminare la convalida del fermo e la richiesta di custodia cautelare in carcere.


Gli accertamenti proseguono

Le verifiche degli investigatori non si sono concluse con il fermo. Gli inquirenti stanno esaminando il computer di Siher per ricostruire l’attività svolta e verificare il ruolo avuto nella gestione delle comunicazioni.

Nel decreto di fermo viene inoltre citata un’altra chat, sulla quale sono in corso ulteriori accertamenti. Il suo contenuto potrebbe contribuire a chiarire la rete dei contatti e la portata delle indicazioni diffuse, ma al momento la Procura ha mantenuto al centro della richiesta i due rischi cautelari già contestati.

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