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Attualità 3 min di lettura24 min fa

Cuba, il racconto di Di Battista: paura, querele e la telefonata di Meloni

L’ex parlamentare ricostruisce l’operazione d’urgenza all’Avana, le notizie false sulla sua morte e il rapporto ritrovato con Luigi Di Maio.

Il momento più difficile, per Alessandro Di Battista, è stato il timore di non poter riabbracciare i suoi figli. Durante il ricovero a Cuba, dove ha subito un intervento d’urgenza al cervello, l’ex deputato del Movimento 5 Stelle ha raccontato di aver pensato concretamente alla possibilità di morire.

A distanza di tempo, Di Battista ha ripercorso quei giorni in un’intervista al podcast Vox On Air, soffermandosi anche sulle notizie circolate in Italia, sulla telefonata di Giorgia Meloni e sui rapporti con Luigi Di Maio.

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La paura e le notizie sulla sua morte

Il viaggio a Cuba era legato alla realizzazione di un reportage. Alla fine di agosto, però, Di Battista ha accusato forti dolori alla testa ed è stato portato in ospedale a Santa Clara. In seguito le sue condizioni hanno richiesto il trasferimento all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana.

Nei primi giorni di settembre il quadro clinico è peggiorato e i medici hanno dovuto operarlo rapidamente. «A Cuba ho avuto proprio paura di non rivedere i miei figli. Avevo paura di morire», ha raccontato, ricordando anche le difficili condizioni della struttura sanitaria, dove, secondo la sua testimonianza, mancavano acqua ed elettricità.

Nel frattempo, in Italia, alcune testate avevano diffuso informazioni errate sul suo stato di salute, arrivando a riportarne la morte. Di Battista ha riferito di aver presentato diverse denunce e ha criticato il meccanismo che, a suo giudizio, spinge alcuni giornali a privilegiare la rapidità rispetto alle verifiche.


Meloni e quel gesto inatteso

In quella fase, l’ex parlamentare ha ricevuto una telefonata da Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio, ha spiegato Di Battista, avrebbe cercato di tranquillizzarlo e di intervenire per fermare la circolazione delle notizie infondate.

Il gesto lo ha colpito soprattutto perché arrivato in un momento di particolare vulnerabilità, lontano dall’Italia e già alle prese con un intervento delicato. Di Battista ha definito il comportamento della premier «umano», sottolineando la sua attenzione verso una preoccupazione ulteriore rispetto alla malattia.

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Dopo l’operazione, il 12 settembre, è rientrato a Roma su un’aeroambulanza e ha continuato le cure al Policlinico Gemelli. Le discussioni sull’eventuale utilizzo di un volo di Stato si sono chiuse con la precisazione che il trasferimento era stato coperto dalla sua assicurazione sanitaria.


Di Maio, la delusione ormai superata

Tra le persone che gli sono rimaste accanto durante la malattia c’è stato anche Luigi Di Maio. Il rapporto tra i due si era deteriorato dopo gli anni condivisi nel Movimento 5 Stelle e per le successive divergenze politiche.

Di Battista ha spiegato di aver vissuto con amarezza alcune svolte dell’ex collega, ritenendo che determinate posizioni fossero state assunte più per opportunità che per convinzione. Ha anche ammesso che quelle scelte gli avevano provocato rabbia e delusione, sia sul piano personale sia su quello politico.

La presenza di Di Maio durante la malattia ha però cambiato il peso di quel passato. «In questa fase è stato presente e mi ha dato una mano, per me è tutta acqua passata», ha detto Di Battista, indicando così un riavvicinamento almeno sul piano umano.


La rottura con il Movimento

Nel corso dell’intervista, Di Battista ha rievocato anche il periodo trascorso in Parlamento, descritto come un ambiente capace di allontanare gli eletti dalla realtà quotidiana e di alimentare una percezione distorta del proprio ruolo.

L’ex deputato ha ricordato di essersi progressivamente stancato dell’esperienza nel Movimento. Del primo governo con la Lega conserva un giudizio positivo per alcuni provvedimenti approvati, mentre individua nel sostegno all’esecutivo guidato da Mario Draghi il passaggio decisivo verso l’addio: quella scelta, ha spiegato, rappresentò per lui il punto oltre il quale non era più possibile tornare indietro.

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