Giovani, la rabbia che nessuno vuole ascoltare
Studiare, lavorare, pagare e tacere: il futuro promesso ai giovani si è trasformato in una lunga lista di sacrifici e contraddizioni.
Mi sono alzata con una rabbia difficile da spiegare a chi è cresciuto pensando che l’impegno garantisse un domani migliore. Per capire da dove nasce, basta provare a guardare il presente con gli occhi di una persona giovane: davanti non c’è una strada sicura, ma una serie di condizioni da rispettare senza alcuna certezza di arrivare davvero da qualche parte.
Ci viene chiesto di essere brillanti a scuola, di diplomarci, laurearci e specializzarci. Se il lavoro qualificato non arriva, la soluzione proposta è partire per l’estero, trasformando l’emigrazione in un’opportunità obbligatoria. Chi può contare sull’aiuto della famiglia parte avvantaggiato; chi deve lavorare per mantenersi spesso rinuncia agli studi. Il diritto alla formazione, così, diventa concretamente accessibile soltanto a una parte dei ragazzi.
Douglas
-20% su tanti prodotti da Douglas
Il lavoro come prova di sopravvivenza
Anche nel mondo professionale la regola sembra essere quella dell’adattamento senza limiti. Stage gratuiti, contratti poveri, giornate interminabili e condizioni di sicurezza insufficienti vengono presentati come occasioni per imparare. Se si rifiuta, si viene accusati di non avere voglia di impegnarsi, mentre l’idea di un salario dignitoso e di orari sostenibili appare quasi una pretesa eccessiva.
Persino quando arriva un impiego stabile, la sicurezza resta fragile. Un’azienda può spostare la produzione altrove per ridurre i costi e lasciare i dipendenti senza garanzie. In alcuni settori, soprattutto nei cantieri, il risparmio può riguardare perfino la protezione dei lavoratori, con conseguenze irreparabili. Intanto, chi lavora in ufficio trascorre la maggior parte della settimana alla scrivania e viene invitato a considerare normale l’assenza di tempo libero.
La situazione non migliora quando si diventa genitori. Una donna che ha un figlio rischia di essere considerata un peso per l’impresa, mentre al padre viene assegnato il compito di mantenere la famiglia. Se prova a occuparsi direttamente dei bambini, la sua scelta viene trattata come una stranezza. La cura, in questa visione, sembra spettare ancora alle donne e gli uomini potranno occuparsene soltanto quando saranno nonni.
Regole severe, responsabilità selettive
Ai giovani viene ricordato di essere cittadini corretti, pagare le tasse e non mettere in discussione l’ordine esistente. La richiesta di responsabilità, però, non appare uguale per tutti: mentre chi ha poco deve rispettare ogni obbligo, evasori e politici con redditi molto elevati vengono spesso tenuti fuori dal bersaglio delle critiche.
Lo stesso meccanismo vale per l’ambiente. A ciascuno viene chiesto di separare i rifiuti e modificare le proprie abitudini, ma il peso delle emissioni prodotte dai grandi gruppi industriali e dai super ricchi, compresi i loro jet privati, resta sullo sfondo. La crisi climatica diventa così una colpa individuale, invece di essere affrontata anche nelle sue responsabilità economiche e politiche.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Quando i cittadini protestano contro il costo della vita o scendono in piazza per chiedere cambiamenti, le loro manifestazioni vengono ignorate se sono pacifiche e condannate come violente quando superano i limiti considerati accettabili. Si finisce per prestare più attenzione a una vetrina danneggiata che alle ragioni di chi non riesce a vivere con il proprio reddito. È più comodo indicare la folla come il problema che interrogarsi sulle cause della sua esasperazione.
Le contraddizioni che ereditiamo
Anche sul piano internazionale ai giovani viene chiesto di fidarsi delle istituzioni e della retorica secondo cui il mondo sarebbe diventato migliore dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel frattempo, davanti alle vittime dei conflitti, la condanna sembra cambiare a seconda di chi combatte. L’invasione russa dell’Ucraina, le azioni di Israele contro i palestinesi e gli attacchi degli Stati Uniti contro l’Iran vengono inseriti in narrazioni differenti, mentre i civili e i bambini morti rischiano di diventare soltanto numeri.
La Costituzione ripudia la guerra, ma questo principio viene spesso evocato in modo selettivo. Anche la sensibilità per la vita appare discontinua: ci si definisce difensori dei più deboli in alcune circostanze e si ignorano le vittime in altre. A chi osserva queste incoerenze resta la sensazione che le regole morali non valgano davvero allo stesso modo per tutti.
Sanità e futuro sempre più lontani
La sanità pubblica dovrebbe garantire cure accessibili, ma i tagli e la crescente privatizzazione allungano le attese e spingono chi può permetterselo verso strutture a pagamento. L’accesso rapido diventa una questione di disponibilità economica, mentre per molti cittadini una visita o un esame possono richiedere mesi o anni. Di questi problemi si parla spesso meno di quanto sarebbe necessario, soprattutto quando l’attenzione viene spostata su altri casi e altre emergenze.
Nel frattempo, ai giovani viene detto di sperimentare, rischiare e provare a cambiare il mondo. Ma la generazione precedente consegna loro precarietà, disuguaglianze, crisi ambientale e conflitti, chiedendo di accettare tutto in nome dei sacrifici già affrontati. Quando arrivano le contestazioni, il disagio viene indirizzato verso bersagli più deboli: lo straniero, il disoccupato, il criminale, il tossicodipendente, l’alcolista o il ragazzo che rompe una vetrina.
La rabbia, però, non nasce dal nulla e non può essere risolta mettendo poveri contro poveri. Se davvero si vuole capire il malessere delle nuove generazioni, bisogna smettere di rimproverarle per il mondo che hanno ricevuto e iniziare ad ascoltare ciò che stanno chiedendo: opportunità reali, diritti rispettati e la possibilità di costruire un futuro diverso da quello che è stato loro consegnato.
Continua a leggere
Parma, la città-laboratorio che mette i giovani al centro del benessere
Il confronto europeo ha riunito nuove generazioni e istituzioni per immaginare luoghi urbani più inclusivi, accoglienti e capaci di migliorare la qualità della vita.
Israele al voto: nessuno ha i numeri, la sfida che può decidere tutto
Netanyahu ed Eisenkot partono senza una maggioranza certa, mentre partiti più piccoli e alleanze saranno decisivi per il futuro della Knesset.
Serbia, dagli studenti al voto: la svolta che mette Vucic in difficoltà
La protesta nata dopo il crollo del 2024 arriva in Parlamento con 140 eletti, ma la guida del futuro governo resta tutt’altro che definita.
Siher, la Procura teme nuove mosse: chiesto il carcere
Per i pm milanesi il ricercatore avrebbe coordinato indicazioni studiate per eludere i controlli e potrebbe reiterare il reato o fuggire.