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Attualità 1 min di lettura6 giorni fa

Settecento militari in Arabia, Crosetto respinge l’idea di una guerra

In Aula il ministro della Difesa rivendica il passaggio parlamentare e lega il dispiegamento alla tutela degli interessi nazionali e alla missione Aspides nel Mar Rosso.

Il caso dei 700 militari italiani inviati in Arabia Saudita ha acceso il confronto alla Camera, con Guido Crosetto che ha escluso qualsiasi coinvolgimento dell’Italia in un conflitto. La contestazione di Angelo Bonelli si è concentrata soprattutto sui tempi della comunicazione al Parlamento e sulle regole d’ingaggio, rimaste però senza risposta.


Crosetto rivendica il passaggio in Parlamento

Nel suo intervento a Montecitorio, il ministro della Difesa ha difeso la scelta dell’esecutivo spiegando che il dispositivo è stato collocato nell’area «a tutela degli interessi primari nazionali». Ha ricordato che la missione è stata autorizzata dal Parlamento dopo un ciclo di audizioni nelle commissioni competenti, durante le quali, ha detto, sono stati illustrati tutti i dettagli.

Crosetto ha aggiunto che i gruppi parlamentari sono stati aggiornati anche sul riposizionamento di capacità già esistenti, non più utilizzabili nei luoghi in cui erano schierate in Iraq e Kuwait. Secondo il ministro, dunque, non ci sarebbe stato alcun passaggio forzato o fuori dal perimetro istituzionale.

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La linea sul Mar Rosso e la replica

Un altro punto toccato dal titolare della Difesa riguarda il Mar Rosso, dove l’Italia opera nell’ambito della missione Aspides. Crosetto ha sottolineato che, allo stato attuale, l’iniziativa è sostenuta soltanto da Italia e Grecia e serve a proteggere i traffici marittimi, considerati essenziali per l’economia italiana e per quella dei Paesi amici e alleati.

Da qui la sua risposta al sospetto di un appoggio alla guerra: «non di certo della guerra», ha detto, aggiungendo che non sono mai mancate occasioni di confronto con le Camere e che «nessuna scorciatoia» è stata seguita. Bonelli, però, ha contestato questa ricostruzione sostenendo che i 700 militari siano stati inviati il 15 marzo e che il Parlamento ne abbia avuto notizia solo il 15 giugno, grazie al lavoro di alcuni giornalisti d’inchiesta.

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