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Attualità 3 min di lettura2 giorni fa

Garlasco, la traccia sulla bici e il test «negativo»: la nuova lettura

Il consulente della famiglia Poggi contesta l’interpretazione dei dati genetici consegnati alla Procura, mentre l’ex carabiniere Portera chiarisce il proprio ruolo nelle analisi.

Il punto controverso nella nuova fase dell’inchiesta su Garlasco non sarebbe l’esistenza di un doppio risultato opposto, ma il modo in cui sono state lette le date associate ai file delle analisi. Marzio Capra, consulente della famiglia di Chiara Poggi fin dall’avvio delle indagini, sostiene che il DNA della vittima sulla bicicletta di Alberto Stasi fosse già emerso nel 2007 e che i dati non siano mai stati occultati.

La questione è tornata d’attualità dopo la consegna, lo scorso novembre, dei dati grezzi da parte del Ris di Parma alla Procura di Pavia, che ha riaperto il fascicolo sull’omicidio del 13 agosto 2007. La difesa di Stasi ha invece sostenuto, in una consulenza, che due verifiche del 20 settembre avessero dato esito negativo, privando l’allora fidanzato di Poggi di un elemento potenzialmente utile già nella fase iniziale dell’indagine.


La data del file al centro del dubbio

Secondo Capra, il risultato indicato come negativo il 20 settembre non corrisponderebbe alla data effettiva della prova. Si tratterebbe, infatti, di un tentativo eseguito il 10 settembre su un campione che inizialmente non aveva prodotto un profilo utilizzabile e che fu sottoposto a ulteriori lavorazioni dai tecnici del Ris.

Il consulente spiega che i dati messi a disposizione della nuova indagine erano ordinati in base alla data dell’ultima modifica e non a quella dell’analisi. Per questo, una prova svolta il 10 settembre sarebbe comparsa con data 20 settembre. «Quello che la difesa di Stasi indica come un esito negativo datato 20 settembre 2007 è invece una “corsa” del campione inibito del 10 settembre 2007», ha precisato Capra, richiamando anche la consulenza del genetista della Procura Carlo Previderè.

La ricostruzione viene collegata alla relazione del Ris del 2007, nella quale sarebbero riportati sia i tentativi non riusciti sia il successivo esito positivo. Capra respinge dunque l’idea che l’informazione sia stata tenuta fuori dagli atti: a suo giudizio, le controanalisi erano note alle parti e documentate già allora.


Sulla bicicletta emerse il profilo di Chiara

La sequenza tecnica ricostruita dal consulente parte dal 10 settembre, quando il campione risultò problematico. Il 19 settembre, dopo un nuovo trattamento, il materiale fu amplificato e inserito nel sequenziatore, ma un problema durante l’elaborazione lasciò un risultato parziale, con sei marcatori riconducibili al profilo genetico di Chiara Poggi.

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Un’ulteriore verifica, effettuata poche ore più tardi sul campione duplicato, avrebbe restituito due profili femminili completi, compatibili con Chiara per 15 marcatori. Capra considera questo il dato decisivo della serie di tentativi e sottolinea che il risultato positivo arrivò dopo la prova fallita, non prima.

La presenza del DNA sui pedali della bicicletta di Stasi, tuttavia, non equivale da sola a una prova di colpevolezza. Alberto Stasi fu assolto nei primi due gradi di giudizio, mentre la Cassazione ritenne quella traccia meno determinante rispetto all’insieme degli indizi che portò, nel 2015, alla condanna definitiva a 16 anni di reclusione.


Portera ridimensiona il proprio coinvolgimento

Nel dibattito è intervenuto anche Giorgio Portera, ex carabiniere del Ris di Parma, che ha escluso di avere svolto personalmente l’analisi genetica del reperto o di averne interpretato i risultati durante il periodo di servizio. Il suo nome compare perché una registrazione informatica collega una fase della lavorazione a un accesso effettuato con il suo profilo personale.

Portera ha chiarito che quell’accesso riguardava soltanto il caricamento del campione sul sequenziatore, quando il materiale era già stato trattato da altri. Non può stabilire se l’operazione sia stata compiuta direttamente da lui o da un collega entrato nello strumento attraverso il suo profilo; in ogni caso, ha definito l’attività puramente tecnica e priva di valutazioni sul profilo genetico.

La Procura di Pavia dovrà ora confrontare le diverse letture dei dati, comprese quelle contenute nella consulenza depositata dalla difesa di Stasi. Il nodo resta stabilire quale significato attribuire alle date presenti nei file e come inserire quei risultati nel quadro complessivo dell’indagine riaperta sul delitto di Garlasco.

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