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Attualità 2 min di lettura11 ore fa

Regeni, bufera su Tajani: le opposizioni chiedono una svolta

Dopo la condanna di tre agenti egiziani, Pd, Sinistra Italiana, +Europa ed Europa Verde contestano la lettura del ministro e sollecitano una risposta più dura al Cairo.

La sentenza sul caso di Giulio Regeni ha riacceso lo scontro politico tra il governo e le opposizioni. Al centro della polemica ci sono le parole di Antonio Tajani, secondo cui il verdetto riguarda tre persone e non lo Stato egiziano.

Per le forze di minoranza, però, questa distinzione rischia di oscurare il ruolo degli apparati di sicurezza del Cairo e la mancata collaborazione delle autorità egiziane durante il procedimento. La richiesta rivolta all’esecutivo è di trasformare la decisione dei giudici in una pressione diplomatica concreta.


La condanna riapre lo scontro politico

Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Partito democratico, considera grave l’intervento di Tajani proprio perché arriva dopo un passaggio ritenuto importante per la ricerca della verità. A suo giudizio, il governo dovrebbe esigere dall’Egitto il riconoscimento della sentenza e l’effettiva punizione dei responsabili, evitando iniziative che possano indebolire il percorso giudiziario italiano.

Francesco Boccia, capogruppo del Pd al Senato, ha definito le dichiarazioni del ministro sorprendenti e fuori fuoco. Il punto, ha spiegato, non è sostenere che la Corte d’Assise abbia condannato l’Egitto come Stato, ma ricordare che i tre imputati appartenevano agli apparati di sicurezza egiziani e che il Cairo non ha garantito la necessaria cooperazione. Secondo Boccia, è questo il messaggio che Tajani dovrebbe portare al presidente Abdel Fattah al-Sisi.

Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, ha scelto toni ancora più netti: «Il ministro Tajani ha perso definitivamente il controllo, siamo all’indecenza pura e semplice». Il leader del partito accusa il governo di evitare il confronto con la responsabilità egiziana per non compromettere rapporti e interessi economici, e ne chiede l’uscita dall’esecutivo.

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Il nodo dei rapporti con il Cairo

Riccardo Magi, leader di +Europa, ha parlato di «negazionismo agghiacciante». Nella sua ricostruzione, i condannati non erano figure casualmente coinvolte, ma appartenenti ai servizi egiziani; inoltre, l’assenza degli imputati ha segnato un processo celebrato senza la loro presenza. Magi ha contrapposto l’atteggiamento del ministro, visto a tavola con il presidente egiziano, alla battaglia della famiglia Regeni, ancora impegnata a ottenere piena verità e giustizia.

Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, ha sostenuto che Tajani dovrebbe dimettersi e ha giudicato le sue parole lesive della memoria di Giulio Regeni e del dolore dei genitori. Il deputato ha accusato l’esecutivo di anteporre affari, petrolio e rapporti con l’Egitto ai principi del diritto internazionale; nello stesso intervento ha criticato anche il silenzio di Giorgia Meloni.

Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, ha infine rimproverato al ministro di aver scelto la formula meno opportuna per commentare il verdetto. A suo avviso, Tajani ha finito per mostrare scarsa comprensione sia della portata giudiziaria della decisione sia della questione della verità sul caso Regeni: «È il ministro degli Esteri dell’Italia, non dell’Egitto», ha affermato, invitandolo a usare maggiore cautela.

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