Sette ko europei in otto gare: il vero limite dell’Inter di Chivu
Il 4-3 contro il Club Brugge riapre il dibattito: non bastano nuovi interpreti, perché il calcio aggressivo di Chivu richiede una qualità superiore in ogni reparto.
Il 4-3 incassato in casa contro il Club Brugge non può essere spiegato soltanto attraverso gli errori di Josep Martinez, Zielinski e Spence. Le loro responsabilità esistono, ma l’Inter ha concesso molto di più: quattro reti, un palo, una traversa e almeno altre due occasioni nitide. Il dato più pesante è un altro: tra questa stagione e la precedente, la squadra di Chivu ha perso sette delle ultime otto partite di Champions League.
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Il problema va oltre il portiere
Martinez è finito al centro delle critiche dopo l’errore sul secondo gol, anche perché non si tratta del primo episodio negativo. Tuttavia, la rete iniziale è arrivata dopo una lettura sbagliata di Zielinski, mentre il quarto gol è stato favorito da un passaggio molto rischioso di Spence. Ridurre tutto alla prestazione dell’estremo difensore significherebbe ignorare la fragilità complessiva mostrata dalla squadra.
I numeri rafforzano questa lettura: l’Inter ha già incassato 14 gol in 8 partite. In Europa è ancora ferma a zero punti dopo due sconfitte, mentre in avanti non sono mancate le occasioni sprecate. Sul punteggio di 1-1, Lautaro Martinez e Dimarco hanno fallito due opportunità enormi che avrebbero potuto cambiare l’andamento della gara.
Un calcio che chiede fuoriclasse
Chivu vuole una squadra capace di attaccare con continuità e di recuperare il pallone molto in alto. Un’impostazione simile espone inevitabilmente la difesa quando il possesso viene perso, ma può funzionare soltanto con giocatori estremamente precisi nelle giocate decisive e abbastanza forti da vincere duelli in campo aperto.
A centrocampo servono calciatori capaci di coprire grandi porzioni di terreno; dietro occorrono difensori pronti ad affrontare spesso l’uno contro uno lontano dall’area. Non è sufficiente chiedere a tutti di commettere meno errori: la rosa deve avere qualità tecnica, velocità e continuità per sostenere quelle distanze e quei rischi.
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In Italia gli errori pesano meno
La differenza con il campionato è evidente. L’Inter ha mostrato limiti simili anche in Serie A, ma in quel contesto la maggiore forza fisica e tecnica le ha consentito quasi sempre di rimediare. Persino nel largo successo contro il Parma, la squadra allenata da Gilardino aveva prodotto nove conclusioni e costruito tre o quattro occasioni molto pericolose, senza però concretizzarle.
In Champions League, invece, gli avversari hanno strumenti diversi e gli errori diventano spesso decisivi. Il Barcellona lo ha dimostrato contro il Galatasaray: dopo essere andato sotto e aver rischiato di subire anche il raddoppio, ha ribaltato la gara fino al 4-1 continuando a giocare in modo offensivo. L’azione di Yamal in occasione del terzo gol è l’esempio di una giocata individuale che non tutti possono produrre.
Le scelte davanti a Chivu
Cambiare il portiere o modificare qualche posizione può aiutare, ma non risolverebbe automaticamente una difficoltà che coinvolge l’intera struttura. La questione non rappresenta una bocciatura di Chivu: il tecnico ha conquistato uno scudetto e l’avvio di stagione resta positivo. Il tema riguarda piuttosto una rosa molto competitiva in Italia, ma forse non abbastanza completa per applicare lo stesso modello ai massimi livelli europei.
Dumfries, elemento fondamentale, non è stato sostituito in modo adeguato e i tre acquisti inglesi non hanno ancora garantito il contributo atteso. Chivu dovrà quindi scegliere se insistere su un calcio che mette continuamente in evidenza i limiti dei suoi giocatori oppure introdurre qualche compromesso. Anche nella stagione precedente, nonostante il dominio nazionale, erano emerse difficoltà negli scontri diretti: in Europa, però, non sempre è possibile segnare una rete in più per cancellare quelle concesse.
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