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Attualità 2 min di lettura30 set

Sette giorni di silenzio, poi l’arresto: il caso Salvatore Giglio

La Procura di Crotone contesta a una donna di 60 anni e al figlio di 28 l’omicidio dell’uomo, il cui corpo non è stato ancora recuperato nel fiume Tacina.

Il corpo di Salvatore Giglio non è stato trovato, ma per gli investigatori il 69enne sarebbe stato ucciso e poi gettato nel fiume Tacina. La svolta nell’inchiesta ha portato in carcere la moglie, 60 anni, e il figlio della coppia, 28 anni, ritenuti coinvolti nel delitto.

A entrambi il giudice per le indagini preliminari di Crotone ha applicato la custodia cautelare. Le accuse, contestate in concorso, sono omicidio e occultamento di cadavere. Il procedimento è coordinato dalla Procura della Repubblica di Crotone, guidata dal procuratore Domenico Guarascio.


La denuncia arrivò dopo una settimana

La ricostruzione degli inquirenti colloca il presunto omicidio al 21 settembre 2024, data indicata dalla donna anche per la scomparsa del marito. La denuncia, tuttavia, sarebbe stata formalizzata soltanto sette giorni più tardi, un elemento che ha orientato una parte importante degli accertamenti.

Da quel momento gli investigatori hanno esaminato non solo le circostanze della sparizione, ma anche le modalità con cui il corpo sarebbe stato fatto sparire. Secondo l’ipotesi accusatoria, la salma sarebbe stata abbandonata nel fiume Tacina, dove finora le ricerche non hanno consentito di individuarla.

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Ricerche senza esito e versioni contestate

Alle operazioni hanno partecipato anche i militari del Ris e i sommozzatori di Messina. I loro sopralluoghi erano finalizzati a localizzare e recuperare il cadavere, ma le attività svolte non hanno portato al ritrovamento della salma.

Nel comunicato del Comando provinciale dei Carabinieri di Crotone si sostiene che madre e figlio avrebbero tentato di ostacolare l’indagine. Agli indagati viene attribuita una presunta intesa sulle versioni da riferire alla polizia giudiziaria, oltre all’acquisto di diversi litri di varechina, che sarebbero serviti a ripulire il luogo del delitto.

Durante gli accertamenti sarebbero inoltre emerse dichiarazioni tra loro discordanti. Gli investigatori affermano che alcune di queste ricostruzioni siano state poi smentite dagli elementi raccolti, rafforzando i sospetti sul ruolo dei due arrestati nella vicenda.

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