Senato Usa, la mappa si accende: tre seggi possono cambiare tutto
In dieci Stati la maggioranza repubblicana è sotto pressione, mentre Trump perde consenso e i democratici intravedono una rimonta possibile.
Il Michigan è diventato il terreno di scontro più duro per un seggio al Senato. Il repubblicano Mike Rogers, ex agente dell’FBI ed ex deputato, affronta il democratico Abdul El Sayed in una corsa apertissima: l’ultima media dei sondaggi CNN assegna al candidato democratico un vantaggio di due punti.
El Sayed, epidemiologo nato a Detroit in una famiglia di origine egiziana, ha conquistato la nomination con un programma vicino alla sinistra democratica, pur non appartenendo ai democratici socialisti. Donald Trump lo attacca definendolo «un jihadista» e accusandolo di avere legami con i Fratelli musulmani; il candidato, invece, fa leva sulla scarsa popolarità del presidente in Michigan. Se eletto, diventerebbe il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti.
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Michigan, il seggio più contendibile
La partita si è aperta dopo il ritiro del senatore democratico Gary Peters. Per i repubblicani, questa è forse l’occasione più concreta per conquistare un seggio: in quel caso ai democratici servirebbe strapparne cinque per raggiungere la maggioranza.
Rogers ha già perso di misura, due anni fa, la sfida per l’altro seggio del Michigan. El Sayed, invece, ha superato alle primarie una candidata sostenuta dai vertici democratici dello Stato e del partito nazionale, trasformando la campagna in un confronto privo di margini di sicurezza per entrambi gli schieramenti.
Dieci Stati tengono in bilico il Senato
La maggioranza repubblicana conta oggi 53 seggi contro i 47 democratici. Poiché quest’anno sono sottoposti al voto 35 seggi, ai democratici occorre conquistare almeno quattro posti senza perderne alcuno per prendere il controllo dell’aula.
Il voto è fissato per il 3 novembre e coinvolge diversi Stati nei quali Donald Trump aveva ottenuto consensi molto ampi nel 2024. Il Kansas è entrato di recente tra le contese più incerte, portando a dieci il numero degli Stati considerati decisivi per l’equilibrio del Senato.
Il consenso di Trump non basta più
I democratici registrano un vantaggio nazionale di 10 punti alla Camera, mentre l’indice di approvazione di Trump è sceso al 33%. La combinazione di questi dati ha trasformato in una possibilità concreta una rimonta che, fino a pochi mesi fa, sembrava altamente improbabile.
«Anche gli Stati repubblicani non sono al sicuro quando un presidente ha numeri così bassi come quelli di Trump», ha osservato nelle scorse settimane Jessica Taylor, analista del Cook Political Report. I repubblicani stanno così destinando risorse a territori considerati a lungo affidabili, nel tentativo di difendere una maggioranza che appare meno protetta.
Texas, il duello che sorprende
Nel Texas i democratici non vincono un’elezione nazionale da 32 anni, ma James Talarico sta rendendo incerta una sfida che sembrava fuori dalla loro portata. Il candidato democratico è avanti di due punti nei sondaggi contro Ken Paxton, procuratore generale dello Stato e figura controversa della politica texana.
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Talarico, 37 anni, ex seminarista presbiteriano, insegnante di scuola media e oggi deputato statale, cerca di attirare anche elettori trumpiani delusi richiamandosi ai valori e agli interessi del Texas. Paxton ha ottenuto la candidatura con l’appoggio di Trump, sconfiggendo alle primarie il senatore uscente John Cornyn, accusato dal presidente di «slealtà».
Nord Carolina e Ohio cambiano volto
In Nord Carolina il democratico Roy Cooper parte con 13 punti di vantaggio su Michael Whatley. L’ex governatore corre per il seggio lasciato libero dal repubblicano Thom Tills, che ha deciso di non tentare la rielezione. Cooper potrebbe riportare un democratico al Senato dello Stato dopo quasi vent’anni.
In Ohio, invece, è in palio il posto che JD Vance ha lasciato dopo essere diventato vicepresidente. Il repubblicano Jon Husted, scelto per sostituirlo, è meno conosciuto di Sherrod Brown, ex senatore democratico che secondo la media CNN lo precede di cinque punti. La campagna potrebbe raggiungere una spesa complessiva di 75 miliardi di dollari nelle ultime settimane, a conferma del peso della sfida sugli equilibri nazionali.
Alaska e Maine senza margini
In Alaska la democratica Mary Peltola, ex deputata, avrebbe un vantaggio di sette punti su Dan Sullivan, candidato repubblicano a un terzo mandato. La corsa è delicata per i democratici, che non eleggono un senatore nello Stato dal 2008.
Durante l’ultimo confronto, Sullivan ha contestato a Peltola accuse di maltrattamenti mosse da ex collaboratori. La democratica ha replicato attaccando il rivale per la sua vicinanza a Trump e per gli effetti economici della guerra con l’Iran; Sullivan ha ammesso che il conflitto «deve finire presto». A complicare il quadro c’è un secondo candidato chiamato Dan Sullivan: il Dipartimento di Giustizia sostiene che si sia presentato come repubblicano «con l’intenzione di ingannare» gli elettori e ha chiesto alla corte distrettuale dell’Alaska di intervenire sulla certificazione dei risultati in caso di vittoria di Peltola.
Nel Maine, Susan Collins prova a difendere il seggio che occupa da 30 anni. La senatrice repubblicana ha mantenuto una posizione moderata e spesso distante da Trump, riuscendo finora a resistere anche in uno Stato dove i democratici controllano le principali cariche elettive.
La sua campagna, tuttavia, è diventata più complessa dopo il ritiro di Graham Platner, allevatore di ostriche e candidato socialista sostenuto dalla base, travolto da uno scandalo sessuale. Al suo posto corre Troy Jackson, meno carismatico secondo il quadro descritto dai sondaggi, che danno il democratico avanti di misura. Nelle ultime due settimane i repubblicani prevedono di spendere 17 milioni di dollari, contro i 14 milioni messi in campo dai democratici.
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