Iran, l’allarme dell’intelligence: gli Usa possono colpire in 96 ore
Le forze americane avrebbero già ricevuto i mezzi necessari per una nuova offensiva, mentre Teheran prepara possibili ritorsioni nella regione e oltre
L’Iran avrebbe aumentato sensibilmente le attività rivolte contro il personale statunitense. Secondo valutazioni dell’intelligence citate da funzionari americani, i preparativi operativi avrebbero raggiunto uno stadio avanzato non soltanto in Medio Oriente, ma anche in altri Paesi. Teheran e i miliziani Houthi dello Yemen considererebbero quindi concreta l’eventualità di una nuova offensiva americana, eventualmente condotta insieme a Israele.
La risposta, secondo le stesse fonti, potrebbe arrivare senza esitazioni: basi, uomini e strutture degli Stati Uniti nella regione rischierebbero di diventare obiettivi immediati, con la possibilità di azioni anche al di fuori dell’area mediorientale.
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L’intelligence vede una ritorsione imminente
Le informazioni raccolte di recente indicano che sia l’Iran sia gli Houthi stanno prendendo sul serio l’ipotesi di nuovi raid. Un eventuale attacco congiunto di Washington e Israele potrebbe dunque aprire una fase di reazioni rapide contro gli interessi americani.
«L’Iran ha intensificato in modo sostanziale gli sforzi per colpire il personale statunitense», ha riferito una fonte alla Cnn, aggiungendo che le attività di pianificazione sono ormai in una fase avanzata in Medio Oriente e in alcuni altri Paesi. Il quadro descritto dagli analisti rende più rischiosa qualsiasi decisione di escalation.
Un piano più ampio dei raid precedenti
Nel frattempo, il Comando Centrale degli Stati Uniti e il Pentagono avrebbero predisposto un elenco articolato di possibili obiettivi. Tra questi figurano impianti energetici, strutture militari e siti legati al programma nucleare iraniano.
La difficoltà principale riguarda la capacità dell’Iran di prevedere meglio le modalità operative americane. Le forze di Teheran, infatti, conoscono ormai più a fondo le tattiche utilizzate dagli Stati Uniti: per questo distruggere in modo completo tutti gli obiettivi individuati sarebbe più complicato. Un alto funzionario del Pentagono ha sintetizzato così il ruolo dell’amministrazione militare: «Il Dipartimento è un’organizzazione di pianificazione e il suo compito è quello di sviluppare ed eseguire le opzioni militari ordinate dal presidente».
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L’ordine di Trump può cambiare tutto
Le unità americane presenti in Medio Oriente disporrebbero già delle risorse necessarie per condurre operazioni di notevole ampiezza. Se Donald Trump impartisse l’ordine, i nuovi attacchi potrebbero partire entro 96 ore dalla sua ricezione.
L’obiettivo non sarebbe limitato a colpire nuovamente radar e sistemi di lancio facilmente ricostruibili, mantenendo invariato l’equilibrio sul terreno. Le fonti descrivono invece una campagna potenzialmente più estesa, definita da un funzionario «un grande sforzo».
La finestra politica resta incerta
Secondo funzionari in servizio e già fuori dall’amministrazione, la questione non sarebbe più se Trump autorizzerà l’operazione, ma in quale momento lo farà. L’eventuale via libera potrebbe arrivare prima della conclusione dell’anno, anche se l’ipotesi ritenuta più probabile colloca la decisione dopo le elezioni di metà mandato.
Le tempistiche, tuttavia, non risultano definite e l’ordine presidenziale potrebbe modificare rapidamente il quadro. A pesare sulla scelta non sarebbe soltanto la disponibilità militare, ma anche il rischio di una risposta iraniana e yemenita contro le forze americane e le loro infrastrutture.
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