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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Lula, la rimonta del veterano: perché il Brasile gli ha affidato il quarto mandato

Dalle fabbriche alla presidenza, passando per il carcere e il ritorno alle urne: la parabola del leader brasiliano che ha rilanciato la sinistra.

La sua storia politica attraversa mezzo secolo di conflitti sociali, svolte giudiziarie e sfide elettorali. Luiz Inacio Lula da Silva, nato in una famiglia poverissima e diventato dirigente sindacale, ha riconquistato la presidenza del Brasile dopo essere stato escluso dalla corsa elettorale e aver trascorso 580 giorni in carcere.

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La rimonta arrivata al ballottaggio

Al primo turno del 4 ottobre Lula aveva raccolto il 45% dei consensi, rimanendo circa due punti indietro rispetto al rivale Flavio Bolsonaro, 45enne e figlio dell’ex presidente Jair. La partita, però, si è ribaltata nel secondo confronto: il leader progressista ha ottenuto il 51,79% dei voti, contro il 48,21% di Bolsonaro Jr.

Il risultato ha consegnato a Lula un quarto mandato al Palacio do Planalto, dopo la vittoria di misura del 2022 contro Jair Bolsonaro, chiusa con il 50,9% contro il 49,1%. Criminalità e aumento del costo della vita erano tra le principali paure degli elettori, ma non sono bastate a spingere il candidato legato alla famiglia Bolsonaro verso la vittoria.


Dalla fabbrica alla guida del Pt

Lula era il settimo di otto figli di una coppia di contadini analfabeti. A 19 anni perse il mignolo della mano sinistra in un incidente sul lavoro, un segno rimasto sul suo corpo insieme alla memoria degli anni trascorsi in fabbrica.

Negli anni Settanta, salendo su un tavolo nello stadio di Vila Euclides, riuscì a mobilitare i metalmeccanici dell’area industriale dell’ABC paulista, sfidando la dittatura militare. Nel 1980 partecipò alla fondazione del Partido dos Trabalhadores, diventato uno dei principali movimenti progressisti dell’America Latina.


Povertà e Amazzonia al centro

La sua immagine politica si è consolidata attorno alle politiche contro la fame, al sostegno ai redditi più bassi e all’inclusione sociale. Durante i primi due mandati, Lula ha legato il governo al rafforzamento del welfare, alla tutela della foresta amazzonica e a una maggiore redistribuzione delle risorse.

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Per il nuovo ritorno al potere ha promesso di rilanciare Bolsa Família, contrastare la deforestazione e fare in modo che i benefici derivanti dai minerali rari restino alla popolazione brasiliana. Anche alla COP30 di Belém ha insistito sulla necessità di affrontare il riscaldamento globale come una crisi già in corso, attaccando chi nega l’emergenza climatica.


Il carcere e la nuova candidatura

La parabola di Lula ha conosciuto una brusca interruzione con l’operazione Lava Jato, l’inchiesta anticorruzione che coinvolse numerosi politici e imprenditori. Le condanne per presunte tangenti gli impedirono di partecipare alle elezioni del 2018; il leader definì quei procedimenti una persecuzione politica.

Nel 2021 il Tribunale supremo federale stabilì che i processi non erano stati celebrati in modo equo e dispose la sua liberazione. Lula poté così tornare sulla scena elettorale e spiegò la nuova candidatura sostenendo che non fosse motivata dall’ambizione personale: «Non permettere, finché sarò in vita, che la destra torni al potere».


Un consenso meno scontato

La popolarità conquistata negli anni aveva spinto Barack Obama a definirlo «il politico più popolare al mondo». Nel mandato più recente, tuttavia, Lula ha dovuto governare una coalizione composta da forze molto distanti dal Partido dos Trabalhadores.

Il consenso verso l’esecutivo era sceso al 24% nel corso dell’anno precedente, tra i livelli più bassi registrati. La vittoria al ballottaggio ha quindi rappresentato non soltanto il ritorno di un ex presidente, ma anche la capacità di un leader ottantenne di recuperare terreno dopo una lunga fase di difficoltà politica e giudiziaria.

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