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Attualità 2 min di lettura52 min fa

Impagnatiello, la svolta sul delitto: confermata la premeditazione

La Corte d’assise d’appello di Milano ha riconosciuto l’aggravante per l’omicidio di Giulia Tramontano, già punito con l’ergastolo: decisivi veleno e ricerche in rete.

La Corte d’assise d’appello di Milano ha riconosciuto la premeditazione nel caso di Alessandro Impagnatiello, condannato per l’omicidio di Giulia Tramontano. La donna, incinta di sette mesi, venne uccisa il 27 maggio 2023 a Senago, nel Milanese, con 37 coltellate. L’imputato sta già scontando l’ergastolo nel carcere di Pavia.

Il nuovo giudizio non riguardava la responsabilità per il delitto, già stabilita, ma l’aggravante esclusa nel precedente appello. La riapertura del procedimento era stata ordinata dalla Cassazione, che aveva chiesto di esaminare nuovamente il ruolo del veleno per topi e delle ricerche svolte da Impagnatiello prima dell’omicidio.

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La decisione riapre il nodo del veleno

Secondo la ricostruzione dell’accusa, la somministrazione del topicida sarebbe iniziata nel dicembre 2022 e sarebbe diventata più frequente nell’ultimo mese e mezzo prima della morte di Tramontano. A questo si sono aggiunte le ricerche effettuate in rete dall’uomo su sostanze letali e sulle modalità per eliminarne le tracce.

La sostituta procuratrice generale di Milano Maria Pia Gualtieri aveva sostenuto che questi elementi mostrassero una volontà omicida maturata nel tempo. Per l’accusa, il veleno non rappresentava un episodio isolato, ma una condotta iniziata mesi prima e compatibile con la preparazione del delitto.


L’accusa: una decisione coltivata nel tempo

La procuratrice generale ha collegato la premeditazione anche alle ore precedenti l’aggressione, comprese tra le 15 e le 19 del 27 maggio 2023. In quella fase, Giulia Tramontano avrebbe scoperto la relazione parallela del compagno insieme alla collega con cui l’uomo aveva avuto il rapporto.

L’accusa ha indicato inoltre alcuni comportamenti considerati preparatori: il tappeto spostato, il divano protetto con un telo e una ricerca sulla pulizia della ceramica bruciata nella vasca da bagno. «Ha avuto tutto il tempo per tornare sulla sua decisione, ma non lo ha fatto», ha affermato Gualtieri, spiegando che il riconoscimento dell’aggravante servirebbe a definire con precisione la gravità della condotta.

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La difesa contesta l’agguato

La legale Giulia Geradini ha respinto l’idea di un piano costruito per uccidere la compagna. Secondo la difesa, il veleno sarebbe stato utilizzato con l’obiettivo di provocare un aborto spontaneo, non di causare direttamente la morte della donna.

L’avvocata ha sostenuto che la quantità somministrata non sarebbe stata letale e ha descritto le azioni successive come disordinate. Dopo l’omicidio, ha ricordato, Impagnatiello avrebbe comprato la benzina, spostato più volte il corpo e lasciato il topicida nello zaino che continuava a usare, favorendone così il ritrovamento da parte degli investigatori.


Ergastolo già confermato

La condanna all’ergastolo era stata pronunciata anche nel precedente passaggio giudiziario, insieme all’aggravante della crudeltà. Nel giugno del 2025, tuttavia, la Corte d’appello di Milano aveva escluso la premeditazione, decisione poi sottoposta a nuova valutazione su disposizione della Cassazione.

La sentenza dell’appello bis aggiunge quindi l’aggravante contestata dalla procura al quadro già definito nei precedenti gradi di giudizio. Restano fermi i fatti alla base della condanna: l’uccisione di Giulia Tramontano, incinta al settimo mese, e le 37 coltellate inferte il 27 maggio 2023.

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