Tramontano, la svolta per Impagnatiello: riconosciuta la premeditazione
La Corte d’assise d’appello di Milano ha accolto l’aggravante esclusa in precedenza: per l’ergastolo si aggiungono tre mesi di isolamento diurno.
La lettura della sentenza ha provocato l’applauso dei familiari di Giulia Tramontano, seguito dagli abbracci tra la madre, la sorella, il fratello e il loro avvocato Nicodemo Gentile. Per Alessandro Impagnatiello arriva così il riconoscimento della premeditazione, l’aggravante che era stata esclusa nel precedente processo d’appello.
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La decisione cambia l’esecuzione della pena
La Corte d’assise d’appello di Milano, riunita per il giudizio bis, ha confermato l’ergastolo già inflitto all’ex barman e ha aggiunto tre mesi di isolamento diurno. Impagnatiello, detenuto nel carcere di Pavia, era già stato ritenuto responsabile dell’omicidio con le aggravanti della crudeltà e del rapporto affettivo con la vittima.
Il procedimento era tornato davanti ai giudici milanesi dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Corte di cassazione. La premeditazione, infatti, non era stata riconosciuta nella precedente decisione di secondo grado e doveva essere nuovamente valutata. Le motivazioni del verdetto saranno depositate entro 45 giorni.
Giulia Tramontano venne uccisa il 27 maggio 2023, a Senago, nel Milanese. Aveva 29 anni ed era incinta di sette mesi; secondo quanto emerso nel processo, fu colpita con 37 coltellate.
Accusa e difesa, due ricostruzioni opposte
Durante la discussione, la sostituta procuratrice generale Maria Pia Gualtieri aveva chiesto di riconoscere la massima intensità del dolo. Per l’accusa, Impagnatiello ebbe tempo per ripensare al proprio proposito, ma decise comunque di agire con l’obiettivo di proseguire la relazione parallela.
Tra gli elementi indicati dalla pubblica accusa figurano le ricerche sulla somministrazione di topicida, cominciate il 12 dicembre 2022 e continuate nei mesi successivi, oltre a una ricerca sulla ceramica bruciata nella vasca da bagno effettuata prima del ritorno di Giulia. La procura ha inoltre sostenuto che l’appartamento fosse stato predisposto prima dell’arrivo della donna, aggredita subito dopo essere entrata.
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La difesa ha invece invitato i giudici a non fondare la decisione su supposizioni. Secondo la legale Giulia Geradini, il topicida sarebbe stato utilizzato con l’intento di provocare un aborto spontaneo e non per uccidere la compagna. «L’unica certezza è che il veleno somministrato non fosse in un dosaggio sufficiente a cagionare la morte», ha sostenuto l’avvocata, richiamando anche le dichiarazioni della madre di Giulia sulla reazione negativa dell’imputato alla gravidanza.
La legale ha definito improvvisata la condotta successiva al delitto: Impagnatiello avrebbe comprato la benzina solo dopo l’omicidio, spostato più volte il corpo e lasciato il topicida nello zaino che usava abitualmente. Per la difesa, questi comportamenti non dimostrerebbero un piano preordinato, pur lasciando intatta la responsabilità per l’uccisione.
La reazione della famiglia di Giulia
Dopo il verdetto, Chiara Tramontano ha espresso il desiderio di chiudere questa fase e di non dover più incontrare l’assassino della sorella. «Spero sia la fine. Spero di non incontrarvi più», ha detto, aggiungendo di voler tornare alla propria vita senza il timore di incrociare un giorno Impagnatiello.
La madre della vittima ha condiviso le parole della figlia, spiegando che in quel momento parlava il dolore della famiglia. In aula, subito dopo la pronuncia della sentenza, i parenti di Giulia si sono stretti in un abbraccio, mentre la madre è apparsa accasciata e ha scelto di non rilasciare dichiarazioni.
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