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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Askatasuna, la svolta dell’appello: 47 anni e l’accusa più grave

La procura generale di Torino chiede di riconoscere un’organizzazione criminale esclusa in primo grado e propone pene fino a cinque anni per 18 imputati.

Il nodo centrale del processo d’appello contro gli ex militanti di Askatasuna è il riconoscimento dell’associazione per delinquere, contestazione respinta dai giudici di primo grado. La procura generale di Torino ha chiesto complessivamente 18 condanne, per una somma di circa 47 anni di reclusione: l’accusa più pesante riguarda 16 persone, mentre altre due devono rispondere di contestazioni meno gravi.

Le richieste formulate dai procuratori generali Giancarlo Avenati Bassi e Manuela Pedrotta prevedono pene individuali comprese tra un anno e cinque anni di carcere. Gli imputati hanno sempre negato le accuse.

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L’accusa: una struttura organizzata

Secondo la ricostruzione sostenuta in aula dalla procura generale, all’interno dell’ex centro sociale si sarebbe sviluppato un gruppo stabilmente orientato alla commissione di reati. Tra gli episodi indicati figurano la preparazione e l’organizzazione di proteste violente contro i cantieri della linea ferroviaria ad alta velocità in Valle di Susa.

I rappresentanti dell’accusa hanno descritto una formazione con figure di riferimento, compiti distribuiti e una precisa catena decisionale. Nella loro prospettiva, le attività lecite svolte da Askatasuna sarebbero state utilizzate per nascondere quelle del gruppo più radicale, definito durante la requisitoria come una «frangia violenta con dei leader e dei ruoli ben definiti».


Cosa era successo in primo grado

Il 25 marzo 2025, al termine del giudizio di primo grado, erano arrivate 18 condanne su 26 imputati. Le pene stabilite allora andavano da cinque mesi a quattro anni e nove mesi di reclusione, ma per reati diversi dall’associazione per delinquere, che il tribunale non aveva riconosciuto.

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Anche l’ipotesi di associazione sovversiva era stata già accantonata durante la fase delle indagini preliminari. A escluderla erano stati prima il tribunale del riesame e poi la Corte di cassazione.


L’ex centro sociale dopo lo sgombero

Askatasuna, occupato per quasi trent’anni, è stato sgomberato alla fine del 2025. Il procedimento d’appello riguarda dunque fatti contestati ai militanti prima della conclusione dell’esperienza del centro sociale.

Ora spetterà alla corte valutare la richiesta della procura generale e stabilire se, oltre alle responsabilità individuali per i reati minori, esistesse anche una struttura associativa organizzata. La decisione dovrà quindi confrontarsi con la diversa valutazione espressa nel primo processo.

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