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Attualità 3 min di lettura2 giorni fa

Senato francese, la spinta di Le Pen vale un gruppo autonomo

Il Rassemblement national sale a 15 senatori e conquista strumenti parlamentari più forti, mentre la destra repubblicana conserva il controllo della Camera alta.

Jordan Bardella legge il risultato come un possibile segnale di avvicinamento tra il Rassemblement national e una parte dei Républicains. «Spero che questo sia il segnale di una futura ricomposizione», ha affermato il presidente del partito, riferendosi ai voti arrivati anche da alcuni rappresentanti eletti sotto il simbolo della destra repubblicana.

L’ipotesi di un’intesa tra le due aree aveva già prodotto una frattura durante le elezioni legislative del 2024. Sul fronte opposto, il socialista Patrick Kanner ha chiesto la costruzione di un «cordone sanitario» contro il partito di Marine Le Pen e ha definito l’ingresso dei suoi nuovi eletti l’apertura del «Museo degli orrori». Le sue parole hanno provocato la reazione di Le Pen e di Eric Ciotti, sindaco di Nizza ed ex presidente dei Républicains.


Il voto locale rafforza la destra lepenista

Un dato territoriale aiuta a misurare la crescita del Rassemblement national: in Gironda, dove controlla due piccoli comuni, la formazione ha raccolto 709 voti tra i grandi elettori. Il risultato è nove volte superiore a quello ottenuto sei anni fa nella stessa area.

La consultazione per il Senato francese non si svolge a suffragio universale diretto. Domenica 28 hanno votato circa 94mila rappresentanti degli enti locali e delle assemblee politiche e amministrative; il rinnovo riguarda metà della Camera alta ogni tre anni, mentre ciascun mandato dura sei anni.


Quindici seggi e un gruppo proprio

Dalle urne il Rassemblement national esce con 15 senatori: ai tre già in carica fino al 2029 se ne aggiungono 12. La cifra resta contenuta rispetto ai 348 componenti complessivi dell’assemblea, ma supera la soglia politica necessaria per costituire una formazione autonoma.

La nascita di un gruppo garantisce al partito una dotazione maggiore di collaboratori e finanziamenti, oltre a una presenza più incisiva nella programmazione dei lavori. Il Senato partecipa all’approvazione delle leggi insieme all’Assemblea nazionale, ma non può rovesciare il governo né sottoporlo a una mozione di sfiducia.

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La maggioranza resta alla destra

La destra repubblicana mantiene la guida della Camera alta, pur scendendo da 143 a 128 seggi. Il centrodestra passa invece da 73 a 74 rappresentanti, mentre la sinistra arretra da 78 a 74.

Nel dettaglio, i Verdi scendono da 15 a 12 senatori; il Partito comunista resta fermo a 15 e la sinistra radicale conquista un seggio, partendo da zero. La collocazione politica degli eletti non è sempre perfettamente sovrapponibile a quella dei partiti nazionali, perché molti candidati arrivano dalle realtà amministrative locali.


Il risultato guarda già al 2027

L’avanzata al Senato non riflette ancora il peso nazionale del Rassemblement national, ma offre al partito una struttura parlamentare più solida in vista della corsa all’Eliseo. Le prossime elezioni presidenziali sono previste tra aprile e maggio 2027.

I sondaggi indicano Marine Le Pen come candidata praticamente certa al secondo turno. Tra gli avversari più probabili figurano Jean-Luc Mélenchon, leader di France Insoumise, ed Edouard Philippe, ex primo ministro durante il primo mandato presidenziale di Emmanuel Macron e rappresentante dell’area centrista di tradizione repubblicana.

Secondo le rilevazioni più recenti, Le Pen partirebbe favorita in entrambi gli scenari: con un margine ristretto contro Philippe e con un vantaggio molto più ampio su Mélenchon. La sfida iniziale appare invece più incerta, soprattutto per il numero elevato di candidature nell’area repubblicana, dai gollisti fino ai comunisti, con l’esclusione delle formazioni estreme.

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