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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Sei figli, una sola regola non basta: la lezione di Nicole Schildt

Nicole Schildt ha abbandonato l’idea di una genitorialità identica per tutti, scegliendo di adattare regole e attenzioni alle caratteristiche di ciascun figlio.

Per Nicole Schildt la svolta è arrivata quando ha capito che applicare lo stesso modello educativo a sei figli non significava essere equa. Le esigenze dei bambini, infatti, possono cambiare profondamente anche all’interno della stessa famiglia: ciò che aiuta uno può risultare inutile, o persino controproducente, per un altro.

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L’equità non passa dalla copia

Per molto tempo Nicole ha associato la buona maternità a una distribuzione identica di regole, responsabilità e concessioni. Orari serali, incarichi domestici e conseguenze dovevano seguire un criterio uniforme, così come i privilegi legati all’età.

Con il passare degli anni, però, ha riconosciuto che i suoi figli non stavano crescendo come repliche dello stesso bambino. La sua nuova priorità, spiega, è “conoscere ogni figlio abbastanza da dargli l’infanzia di cui ha bisogno”. Anche il rapporto con la maternità si è trasformato: l’esperienza accumulata con il sesto figlio non coincide con quella avuta quando è nato il primo.


Regole diverse, stessa attenzione

Nella vita quotidiana le differenze emergono soprattutto nel modo in cui ciascun figlio reagisce alle responsabilità. Uno può rendere meglio quando riceve autonomia e una precisa area di fiducia; un altro, invece, può aver bisogno di indicazioni frequenti, controlli e una presenza più ravvicinata.

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Per Nicole queste modalità non stabiliscono una graduatoria tra fratelli. Avere bisogno di maggiore supervisione non indica necessariamente minore capacità, così come ottenere più libertà non equivale a essere considerati migliori.


La fiducia si conquista sul campo

Lo stesso principio vale per gli orari di rientro e per le altre libertà concesse durante la crescita. In passato Nicole riteneva che una possibilità accordata a un figlio al raggiungimento di una certa età dovesse diventare automatica anche per gli altri.

Oggi considera l’età soltanto uno degli elementi da valutare. Decisivo è il comportamento dimostrato nel tempo: un adolescente costante e affidabile può gestire un margine di autonomia che un coetaneo, anche se nato nella stessa famiglia, non è ancora pronto ad affrontare. La sua conclusione è netta: “la mia missione è conoscere ogni figlio abbastanza da dargli l’infanzia di cui ha bisogno”.

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