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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Sei bersagli e una domanda: gli elicotteri tedeschi fermeranno gli Shahed

Berlino mette alla prova gli armamenti degli elicotteri con droni sacrificabili, cercando una risposta a una minaccia difficile da fermare e costosa da contrastare.

La Germania vuole capire se i propri elicotteri possano affrontare una delle minacce più insidiose emerse nei conflitti recenti: i droni d’attacco a lungo raggio. Per farlo, il Planungsamt der Bundeswehr ha avviato, tramite la procedura VA965, una gara per acquistare sei velivoli senza pilota destinati a fungere da bersagli durante le esercitazioni.

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La prova nasce da un problema di costi

Il punto non è adottare subito gli elicotteri come principale difesa contro gli Shahed-136, impiegati dalla Russia nella guerra contro l’Ucraina. L’iniziativa serve piuttosto a verificare se le armi già installate sui mezzi da trasporto e da combattimento siano in grado di colpire efficacemente un bersaglio con caratteristiche simili.

La questione ha anche una evidente dimensione economica. Missili intercettori e apparati avanzati per la difesa aerea possono costare molto più dei droni che devono abbattere; per questo le forze armate europee cercano opzioni capaci di combinare efficacia e sostenibilità finanziaria.


Bersagli semplici ma difficili da ignorare

I sei droni non dovranno essere sistemi autonomi sofisticati. La loro funzione sarà riprodurre il comportamento di una minaccia credibile: dovranno avere un’apertura alare tra 2 e 3,5 metri, operare a quote comprese indicativamente fra 90 e 610 metri, raggiungere una velocità da 167 a 222 chilometri orari e restare in volo per almeno 30 minuti.

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Il programma comprende almeno sei sessioni di tiro, con una valutazione dei colpi effettuata durante la prova oppure dopo il recupero dei bersagli. In almeno un’esercitazione, l’impatto dovrà dimostrarsi sufficiente a far precipitare il drone senza che il sistema di controllo attivi il paracadute.


Sicurezza obbligatoria durante i tiri

Anche un bersaglio danneggiato non potrà allontanarsi dall’area stabilita. Il bando richiede quindi un meccanismo di arresto d’emergenza capace di provocarne la caduta entro i limiti previsti dall’esercitazione, sia dal punto di vista fisico sia sotto il profilo tecnico.

Il risultato dei test dovrà chiarire quanto gli armamenti degli elicotteri siano adatti a ingaggiare un velivolo paragonabile a uno Shahed. La gara, da sola, non annuncia una scelta operativa definitiva: indica la volontà di valutare sul campo un’ulteriore possibilità di risposta.

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