Guadalajara, cinque arresti dopo gli incendi: il nodo della protesta sull’acqua
Il governatore Pablo Lemus difende la gestione dell’ordine pubblico dopo i roghi davanti alle sedi istituzionali durante la manifestazione per l’acqua pulita.
Pablo Lemus ha confermato cinque arresti collegati agli incendi divampati a Guadalajara durante la protesta per la qualità dell’acqua. Il governatore ha sostenuto che la gestione dell’ordine pubblico sia stata modificata per tutelare i partecipanti e limitare il rischio di violenze.
Secondo Lemus, «la priorità è stata proteggere le persone, evitare lo scontro e garantire che la cittadinanza esercitasse in libertà il proprio diritto di esprimersi». La sua ricostruzione mette al centro la sicurezza dei manifestanti, mentre resta da chiarire il ruolo dei gruppi che hanno provocato i roghi.
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Cinque fermi dopo i roghi
Le autorità locali hanno fermato cinque persone, considerate coinvolte negli episodi avvenuti davanti al Congresso e al palazzo del governo. La conferma degli arresti è arrivata al termine degli interventi delle forze dell’ordine, che hanno controllato anche alcuni veicoli sospetti.
Tra i mezzi bloccati c’era un furgone risultato rubato, al cui interno sono state trovate taniche contenenti benzina. Il ritrovamento si aggiunge agli accertamenti sugli incendi e alle verifiche sulle persone arrestate.
La polizia sceglie la distanza
Durante la manifestazione, diversi agenti non hanno circondato i gruppi più aggressivi. Alcuni poliziotti hanno invece cercato di mantenere un contatto pacifico con i cortei, esibendo messaggi come «Nessuno scontro» e «Non litighiamo, anche noi siamo cittadini».
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Lemus ha spiegato che le autorità hanno adottato «aggiustamenti alla strategia di accompagnamento e sicurezza per i manifestanti». L’obiettivo dichiarato era accompagnare la mobilitazione senza trasformare la presenza della polizia in un ulteriore motivo di tensione.
Molotov e petardi a fine corteo
La situazione è degenerata nel tardo pomeriggio, quando gran parte dei partecipanti aveva già lasciato la zona. Alcuni infiltrati, descritti come appartenenti alle frange più radicali del cosiddetto “blocco nero”, hanno lanciato bottiglie incendiarie e petardi contro gli ingressi del Congresso e della sede del governo.
Gli attacchi hanno provocato fiamme davanti agli edifici pubblici. Testimoni citati nella ricostruzione degli eventi hanno sostenuto che alcuni esponenti estremisti sarebbero stati pagati per creare disordini e aumentare la tensione, ma questa circostanza resta al centro degli accertamenti.
La mobilitazione era nata come iniziativa pacifica contro l’acqua sporca a Guadalajara. Gli episodi violenti si sono quindi verificati nella fase conclusiva, separandosi dal corteo principale e concentrandosi nei pressi delle sedi istituzionali.
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