Scuole in allarme: occupazioni e assemblee, la protesta si allarga
A Torino alcuni istituti sono già stati occupati, mentre a Roma sono previste nuove assemblee: Osa chiede interventi sugli edifici e difende il diritto allo studio.
Le mobilitazioni annunciate dagli studenti preoccupano i dirigenti scolastici, che temono ripercussioni sulle lezioni e possibili danneggiamenti agli istituti. Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma, definisce le proteste «un rito stanco e violento» e avverte che spesso, dopo le occupazioni, le scuole vengono riconsegnate in condizioni difficili. A suo giudizio, servirebbe un’azione concreta delle istituzioni, perché i presidi non possono essere lasciati soli a gestire le conseguenze.
I presidi temono nuovi disagi
L’allarme riguarda anche le iniziative già calendarizzate dalla Rete degli studenti medi del Lazio. Il gruppo ha comunicato due appuntamenti, fissati per sabato 17 ottobre e venerdì 20 novembre, destinati a coinvolgere sia gli edifici scolastici sia le piazze.
Nel frattempo, il collettivo Osa, Opposizione studentesca d’alternativa, spinge per una mobilitazione «immediata e permanente». L’organizzazione invita gli studenti a scioperare e a promuovere assemblee locali, collegando la protesta alle richieste contro il razzismo, la guerra e una scuola considerata sempre più militarizzata.
Torino sperimenta la protesta
A Torino la mobilitazione ha già prodotto l’occupazione dell’Istituto Carlo Ignazio Giulio e del Liceo Regina Margherita. Nella mattinata di lunedì 5 ottobre le lezioni sono state sospese e gli accessi agli istituti sono stati ostacolati con sedie utilizzate come barricate.
Successivamente, gli studenti si sono riuniti all’ingresso del Regina Margherita e nel cortile del Liceo scientifico Gobetti. Osa denuncia condizioni strutturali problematiche: coperture pericolanti, porte danneggiate, impianti di riscaldamento fuori uso e infiltrazioni d’acqua che interesserebbero palestre e corridoi. Al Regina Margherita, inoltre, il gruppo segnala numerosi avvicendamenti alla guida dell’istituto e una distanza persistente tra la dirigenza e le richieste degli studenti.
Il nodo del diritto allo studio
Tra i temi sollevati c’è anche il limite del 30% di studenti stranieri per classe. Osa respinge l’idea che l’origine degli alunni rappresenti il problema centrale e attribuisce invece le difficoltà della scuola alla mancanza di risposte politiche adeguate sulle condizioni dei giovani e sull’istruzione.
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Nel documento diffuso durante l’occupazione, il collettivo chiede che «venga garantito il diritto allo studio a tutti e delle condizioni più dignitose» per chi frequenta quotidianamente gli istituti. La protesta viene inoltre inserita in una critica più ampia alla guerra, all’imperialismo e al razzismo, ritenuti incompatibili con una scuola realmente inclusiva.
Roma prepara le assemblee
Nella Capitale il primo appuntamento è previsto per martedì 6 ottobre al Liceo artistico Enzo Rossi, dove si terrà il collettivo Occupiamoci della scuola. L’incontro sarà dedicato all’organizzazione della protesta e alla discussione sui temi indicati da Osa.
Lo stesso giorno, alle 10:30, gli studenti dei licei Cavour, Orazio, Giulio Cesare, Avogadro e Montessori hanno programmato un’assemblea pubblica in piazza dell’Immacolata. L’iniziativa, presentata come un momento per fermare simbolicamente le attività scolastiche, richiama le mobilitazioni in corso in Francia.
Perché si guarda alla Francia
Secondo Osa, il riferimento alle proteste francesi nasce dalla presenza di problemi simili nei due Paesi: classi sovraffollate, personale docente spesso precario, edifici deteriorati e risorse insufficienti. Il collettivo sostiene che gli studenti debbano intervenire direttamente nel dibattito pubblico per portare le proprie rivendicazioni.
L’obiettivo dichiarato è riattivare la partecipazione nelle scuole, come già accaduto l’anno precedente con le iniziative legate alla situazione in Palestina. Da qui l’invito a bloccare nuovamente le città e a trasformare le assemblee in una risposta coordinata alle politiche del governo Meloni.
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