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Attualità 4 min di lettura6 ore fa

Scuole chiuse e 215 studenti feriti: Trump attacca l’Islam

Il dato che fotografa meglio la gravità della situazione è il bilancio accumulato dall’inizio delle proteste: 215 studenti feriti, insieme a 715 agenti tra poliziotti e gendarmi.

Il dato che fotografa meglio la gravità della situazione è il bilancio accumulato dall’inizio delle proteste: 215 studenti feriti, insieme a 715 agenti tra poliziotti e gendarmi. La mobilitazione, nata nelle scuole, ha ormai assunto una dimensione nazionale e nelle principali città francesi si sono registrati nuovi scontri, arresti e impiego di lacrimogeni.

Nella terza giornata consecutiva di manifestazioni, 891 licei sui circa 3.700 presenti nel Paese hanno sospeso le lezioni in modo totale o parziale. A Parigi il corteo più atteso è partito da place de la République con destinazione Nation, mentre a Lione, Marsiglia e Strasburgo la tensione è salita in diversi momenti della giornata.


Il bilancio aggrava lo scontro

Le autorità riferiscono di 86 mila persone scese in piazza fuori dalla capitale già durante la mattina. La CGT ha fornito una valutazione molto più ampia, parlando di oltre 260 mila manifestanti alle 13.30, sempre senza includere Parigi. Dall’avvio della mobilitazione sono inoltre state arrestate più di 6.100 persone, nella maggior parte dei casi minorenni.

Tra gli episodi più gravi figurano quello di Lens, dove un quindicenne ha perso una mano dopo l’esplosione di una granata della polizia, e quello di Tours, con un sedicenne che ha riportato la perdita dell’uso di un occhio in seguito a un colpo ricevuto durante un blocco. Sono state aperte circa dieci indagini dell’IGPN, l’organismo che verifica l’operato delle forze dell’ordine, mentre 85 dipendenti dell’Istruzione pubblica risultano feriti.

La Commission nationale consultative des droits de l'homme ha manifestato “viva inquietudine” per quello che considera un impiego eccessivo della forza. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha invece difeso l’operato degli agenti, sostenendo che gli interventi siano stati condotti secondo il criterio della massima proporzionalità.


Cortei e scontri da Parigi a Lione

Nella capitale le autorità hanno predisposto un dispositivo di sicurezza imponente e chiuso varie stazioni della metropolitana lungo il percorso del corteo, atteso con una partecipazione compresa tra 20 mila e 40 mila persone. A Lione, secondo le stime diffuse sul posto, la manifestazione ha riunito più di 20 mila partecipanti; nelle vie intorno a place Guichard, alcuni gruppi hanno affrontato la polizia.

Già in mattinata, nella città, erano scattati otto arresti con accuse legate a danneggiamenti e possesso di materiali incendiari o artifici. Le forze dell’ordine hanno anche disperso persone mascherate che avevano occupato i binari del tram.

A Marsiglia, dopo la conclusione dell’iniziativa autorizzata, migliaia di liceali e universitari hanno continuato a muoversi nel centro partecipando a un corteo non autorizzato. Altri momenti di tensione sono stati segnalati a Strasburgo e Rennes, mentre in varie località gli agenti hanno utilizzato gas lacrimogeni.

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Dalla scuola alla protesta nazionale

Le mobilitazioni sono cominciate il 17 settembre nella regione parigina per denunciare la mancanza di docenti, le classi troppo numerose, gli edifici degradati, la difficoltà di sostituire gli insegnanti assenti e orari ritenuti insostenibili. Tra le contestazioni figura anche il sistema di accesso all’università legato a Parcoursup e le disuguaglianze che, secondo i manifestanti, produce.

Nel corso delle settimane il movimento ha coinvolto anche studenti universitari, insegnanti, genitori e sindacati. Al corteo parigino ha partecipato Jean-Luc Mélenchon, insieme a rappresentanti di La France Insoumise, rivolgendosi ai ragazzi con queste parole: “State facendo qualcosa di incredibile e non ve ne rendete conto”. Ha definito la mobilitazione giovanile in corso come la più forte degli ultimi cinquant’anni, invitando comunque i partecipanti a mantenere prudenza.

Parlando all’Assemblea nazionale, il premier Sébastien Lecornu ha denunciato la “banalizzazione della violenza” e ha aggiunto che tale situazione “non è accettabile”. Il governo deve ora gestire una protesta che non si è limitata ai presidi davanti ai licei, ma ha coinvolto una parte più ampia della società.


Trump e la reazione di Teheran

Le manifestazioni hanno provocato anche prese di posizione internazionali. Donald Trump, in un messaggio pubblicato sul social network Truth Social, ha attribuito le proteste a una migrazione di massa che, a suo giudizio, sarebbe fuori controllo. L’ex presidente statunitense ha poi sostenuto: “Non si tratta delle scuole, si tratta dell’Islam che vuole prendere il controllo di un Paese che un tempo era grande”.

Il ministero degli Esteri iraniano ha convocato a Teheran l’ambasciatore francese Pierre Cochard. La decisione è stata motivata con la gestione giudicata violenta delle manifestazioni da parte delle autorità francesi e con presunte violazioni dei diritti umani.

Il portavoce Esmail Baghaei ha accusato Parigi di applicare criteri diversi nel giudicare il rispetto dei diritti fondamentali, richiamando le critiche francesi alla repressione delle proteste svoltesi in Iran lo scorso gennaio. Teheran ha chiesto infine alle autorità francesi di garantire il diritto di riunione pacifica.

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