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Attualità 4 min di lettura2 ore fa

Scuola, l’allarme dai conti: stipendi bassi, edifici insicuri e 240mila precari

La Giornata mondiale degli insegnanti riaccende il confronto tra Italia e Francia e mette in fila le emergenze che pesano su docenti, studenti e istituti.

Mentre in Francia studenti e insegnanti occupano le piazze per chiedere più docenti, classi meno affollate e strutture adeguate, in Italia i numeri raccontano una crisi che coinvolge salari, sicurezza e stabilità del personale. La Giornata mondiale degli insegnanti, in programma lunedì 5 ottobre, arriva così in un momento segnato da forti difficoltà per la scuola pubblica.


La protesta francese parte dalle aule vuote

Le mobilitazioni d’Oltralpe sono iniziate il 21 settembre in un liceo di Crèteil, nella periferia di Parigi. Nel giro di pochi giorni hanno aderito altri 330 istituti: gli studenti denunciano soprattutto la mancanza di professori, ma anche l’eccessiva presenza di alunni nelle classi e le condizioni deteriorate degli edifici.

La protesta si intreccia con quella degli insegnanti, contrari ai tagli inseriti nel progetto della Legge di Bilancio per il 2027. Tra le misure contestate figura il congelamento, per il quarto anno consecutivo, delle retribuzioni dei dipendenti pubblici. Le richieste francesi ricordano quelle avanzate in Italia: più personale, laboratori e materiali, infermieri e assistenti sociali, oltre a una programmazione più efficace delle lezioni.

Secondo gli ultimi dati disponibili di Eurydice, la retribuzione media annua lorda degli insegnanti francesi supera i 34.000 euro. In Italia, a inizio carriera, lo stipendio si colloca invece tra 25.000 e 27.000 euro lordi.


In Italia il divario pesa sui docenti

Nel 2024 il nostro Paese ha destinato all’istruzione 88,95 miliardi di euro, pari al 4% del Pil, contro una media del 4,8% nell’Unione europea a 27, secondo l’Istat. Nello stesso quadro, il rapporto annuale della Nato per il 2025 indica per l’Italia una spesa militare pari al 2,01% del Pil, circa 45,3 miliardi di euro, rispetto ai 33,4 miliardi e all’1,52% registrati nel 2024.

Il divario non riguarda soltanto il confronto internazionale. Rispetto ad altri lavoratori con una formazione universitaria, gli insegnanti italiani ricevono compensi inferiori: la differenza raggiunge il 36% nella scuola dell’infanzia e il 33% nella secondaria di primo grado.

Anche il costo della vita rende più difficile accettare un incarico. Con una busta paga mensile di circa 1.480 euro e un canone d’affitto compreso fra 500 e 700 euro, molti docenti rinunciano persino al posto stabile. I sindacati segnalano 300 rinunce in Toscana e 383 in Friuli Venezia Giulia; in Liguria sono stati coperti soltanto 562 dei 1.407 posti disponibili, mentre in Lombardia restano scoperte migliaia di cattedre.


Edifici fragili e precariato senza fine

Sul fronte della sicurezza, 23.218 scuole, pari al 59%, risultano prive del certificato di agibilità. Sono 22.968, il 58,36%, quelle senza attestazione di prevenzione incendi. Il collaudo statico manca in 32.808 unità strutturali, mentre gli interventi di adeguamento e miglioramento antisismico hanno interessato appena il 4% e il 3,8% degli edifici scolastici.

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La precarietà riguarda in modo particolare il sostegno. Ogni anno vengono assegnate circa 100mila supplenze per coprire posti necessari e già disponibili, con effetti sulla continuità didattica degli studenti con disabilità. Per i docenti su posto comune i contratti superano quota 240mila, in larga parte validi fino al 30 giugno; più della metà interessa posti in deroga mantenuti per più anni nello stesso istituto.

La situazione coinvolge anche il personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Nell’anno in corso le assunzioni a tempo indeterminato sono state 12.284, a fronte di circa 34mila posti vacanti complessivi.


La campagna per restituire dignità

La ricorrenza del 5 ottobre è stata istituita dall’Unesco nel 1994 per sostenere il ruolo degli insegnanti e richiamare l’attenzione sui bisogni delle future generazioni. Il tema scelto quest’anno invita a schierarsi con i docenti, ricordando i 60 anni di tutela della professione e la necessità di migliorarne le condizioni.

In questo contesto Il Fatto Quotidiano ha avviato la campagna “Il futuro non si arma si insegna. Ridiamo dignità alla scuola”. La petizione chiede un aumento strutturale degli stipendi, così da ridurre la distanza con i principali Paesi europei, e un riconoscimento più ampio del lavoro docente, legato a formazione, esperienza e responsabilità.

L’iniziativa punta anche a riportare l’attenzione sul prestigio sociale della professione e sugli strumenti messi a disposizione di chi lavora nelle aule. Il messaggio della campagna è riassunto nella richiesta di “ridare dignità” alla scuola.

La raccolta di testimonianze riguarda insegnanti, studenti e genitori. Le segnalazioni possono concentrarsi su edifici degradati, laboratori assenti, discontinuità didattica, limitazioni della libertà o episodi di censura e possono essere inviate all’indirizzo redazioneweb@ilfattoquotidiano.it.

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