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Attualità 4 min di lettura8 ore fa

Scuola, la voce degli studenti può frenare l’abbandono: i numeri

Il progetto Fuoriclasse in Movimento, sostenuto da UniCredit, coinvolge quasi 20mila studenti in 130 scuole e punta su partecipazione e benessere.

Dare agli studenti un ruolo concreto nelle decisioni scolastiche può rafforzare il legame con la scuola e contribuire a prevenire l’abbandono. È l’obiettivo di Fuoriclasse in Movimento, il programma di Save the Children sostenuto dal 2024 dal Fondo Carta Etica di UniCredit, che nell’anno scolastico 2025-2026 ha raggiunto 130 istituti in 16 regioni.

I risultati del monitoraggio mostrano una percezione positiva tra ragazze, ragazzi e insegnanti: il 91,6% degli studenti considera utili i Consigli Fuoriclasse per avere maggiore voce, mentre l’83,5% afferma di stare meglio a scuola. Tra i docenti, il 94,5% giudica efficace questo strumento di ascolto.


La partecipazione diventa pratica quotidiana

I Consigli Fuoriclasse riuniscono rappresentanti degli studenti, docenti e dirigenti. Attraverso assemblee, consultazioni nelle classi, elezioni e confronti con la dirigenza, gli alunni possono segnalare problemi e proporre interventi su didattica, spazi, rapporti tra compagni e collegamenti con il territorio.

Le idee emerse hanno già portato alla progettazione di laboratori, alla creazione di ambienti dedicati all’apprendimento, alla cura degli spazi comuni e ad attività di cittadinanza attiva. Nel complesso, il progetto ha coinvolto 19.981 studenti, 1.428 docenti, 530 classi e 130 consigli, con particolare attenzione alle periferie urbane e alle aree interne.

Una delle esperienze si svolge all’Istituto Comprensivo Morricone, nel quartiere romano di San Basilio. Qui Save the Children e UniCredit hanno fatto il punto sul percorso avviato dalla scuola per inserire in modo stabile le pratiche partecipative nella gestione dell’istituto.

“Da oltre dieci anni, con Fuoriclasse in Movimento, lavoriamo per prevenire la dispersione scolastica e promuovere il benessere e la partecipazione di bambine, bambini e adolescenti”, ha dichiarato Giancarla Pancione, direttrice Marketing, Fundraising & Brand di Save the Children. Secondo l’organizzazione, il coinvolgimento degli studenti nelle scelte che li riguardano aiuta a costruire comunità scolastiche più inclusive.


I dati mostrano un effetto sul benessere

L’indagine condotta su oltre 2.200 studenti indica che l’86,5% avverte una maggiore attenzione degli adulti alle proprie opinioni, mentre l’84,3% ritiene che la scuola tenga più conto delle esigenze degli alunni. L’89,7% riferisce inoltre un aumento delle emozioni positive e l’87,5% una crescita della capacità di collaborare.

Migliorano anche i rapporti con compagni e insegnanti, indicati dall’86,2% degli intervistati. L’84,1% segnala un maggiore coinvolgimento nella vita dell’istituto e l’86,7% dice di sentirsi più capace di promuovere e difendere i propri diritti. Tra i rappresentanti dei Consigli Fuoriclasse, l’85,2% ritiene che la propria voce venga ascoltata, con una differenza superiore a 20 punti rispetto agli studenti senza incarichi di rappresentanza.

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Le risposte dei 644 docenti coinvolti confermano la tendenza. Il 91,8% collega il progetto a un miglioramento del benessere scolastico, il 95% osserva più emozioni positive tra gli alunni e il 91,5% nota una partecipazione più intensa alla vita della scuola.

Gli insegnanti riferiscono anche progressi nella collaborazione, nell’autostima e nelle relazioni. L’86,8% dichiara di avere rafforzato le proprie competenze sulle metodologie partecipative, mentre l’84,5% afferma di ricorrere più spesso a percorsi educativi fondati sull’ascolto e sul coinvolgimento.


Un fenomeno ancora diseguale

Il progetto si colloca in un quadro nazionale che presenta alcuni segnali favorevoli, ma anche differenze marcate. Secondo ISTAT, nel 2025 la percentuale di giovani tra 18 e 24 anni usciti precocemente dal sistema di istruzione e formazione è scesa all’8,2%, dal 9,8% registrato nel 2024, raggiungendo in anticipo il traguardo europeo previsto per il 2030.

Il dato resta però più alto tra i ragazzi, al 10,1%, rispetto alle ragazze, al 6,2%. La distanza è ancora maggiore considerando la cittadinanza: l’abbandono riguarda il 26,2% dei giovani non italiani, contro il 6,7% degli italiani. Anche la dispersione implicita, cioè il mancato raggiungimento di competenze adeguate pur completando gli studi, è diminuita: gli ultimi dati INVALSI la collocano al 6,3%, rispetto all’8,7% del 2025.

Save the Children sottolinea tuttavia che l’abbandono rappresenta spesso l’esito finale di un percorso iniziato prima, segnato da demotivazione, difficoltà nei rapporti, scarsa fiducia e limitato senso di appartenenza. Per questo l’intervento parte già dal primo ciclo e punta a rafforzare benessere, relazioni positive e partecipazione.

“Contrastare la dispersione scolastica significa intervenire prima che l’abbandono si manifesti”, ha affermato Stefano Gallo, responsabile dello sviluppo territoriale di UniCredit. Nel 2025 Save the Children ha inoltre avviato, insieme ad Ashoka Italia, una sperimentazione triennale in 18 Istituti Comprensivi della rete, con l’intento di rendere più stabile il ruolo dei Consigli Fuoriclasse nella vita delle scuole.

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